Malaittu su dimoniu ed altre tenerezze della mia infanzia

Sono sarda.

Come tutti i sardi, fierissima della ricchezza culturale, delle tradizioni e della storia del popolo sardo.
La nostra storia, fatta di lunghi periodi di dominazioni e sopraffazioni da parte di popoli che venivano dal mare, si è intrecciata con la tradizione culturale, generando usanze, proverbi e modi di dire che si sono perpetuati fino ai giorni nostri.

Dritti dritti di prepotenza fino alla mia infanzia.

Nella mia famiglia si sono rese eterne in particolare le maledizioni, le jatture, le imprecazioni e le bestemmie, come retaggio di millenni di storia.

Le favole e i racconti del terrore. I personaggi fantastici quasi sempre demoniaci e cattivissimi. Le raccomandazioni intimidatorie che suggerivano quasi sempre la tua disgrazia.

Roba da far rabbrividire il Dario nazionale.

Tutto questo patrimonio culturale si concentrava nelle figure femminili della mia famiglia, che lo utilizzavano ad arte, sia ben chiaro, per scopi pedagogici.

Per esempio.

Se disobbedivi e facevi il monello ripetutamente, dopo un po’ ti veniva urlato: “Su santu chi t’ha fattu” “[Il santo che ti ha creato!], se persistevi sprezzante delle ingiurie, dopo poco arrivava un peggior: “Su dialu chi t’ha fattu!” [Il diavolo che ti ha creato!], per poi degenerare rapidamente in un: “Malaittu su dimoniu! ” [Maledetto il demonio!], con inseguimento finale di te, che in quel momento avevi circa 5 anni e tua nonna o tua madre ti chiamava “Demonio”.

Le madri più affettuose si fermavano ad un: “Chi ti falede unu raju!” [Che ti colpisca un fulmine!].

Più avanti, nella prima adolescenza, quella contestatoria, politicamente, socialmente, mentalmente e ormonalmente impegnata, quella in cui esprimevi le tue idee con tutta la veemenza che possedevi, la risposta delle stesse figure di riferimento era un amorevole: “Oooh! Bae e bocchidi“ [Ma va! Vai e ucciditi] o, all’apice del disappunto costruttivo: “Oooh! Bae in ora mala” [Vai in malora].

Rendo l’idea?

Noi bimbi e poi ragazzi eravamo di gomma di fronte alle jatture. Non ne capivamo fino in fondo il senso ed erano talmente parte del linguaggio comune nella nostra famiglia ed in quelle dei nostri amici da non farci patire il fatto che le nostre madri, le nostre nonne, ma anche i padri, i nonni, i vicini di casa, ci paragonassero al diavolo in persona invece che al più rassicurante Pierino.

Anzi, a me tutti questi modi di dire hanno sempre fatto simpatia.

E adoravo i racconti e le favole del terrore, quelle a sfondo morale ed educativo, dove i bambini erano regolarmente insidiati da personaggi cattivi, anzi, crudeli, che Lord Voldemort in paragone era il topo Gruviera degli Aristogatti.

Ed è da uno di questi personaggi, il mio preferito, che nasce il nome di questo blog.

Quando ero bambina, soprattutto nelle ore più calde dei pomeriggi estivi, mia nonna ci costringeva a stare in casa perché fuori c’era – tale – Mamma del Sole [Mama ‘e su Sole], una bella signora con il mantello bianco che se ne andava in giro, ottenebrata ed anche un po’ incazzata dalla calura estiva, a cercare i bambini disubbidienti e, nella versione soft, a bruciargli la fronte per punizione, in quella strong, a mangiarseli vivi. Yum.

Ora so che era uno spauracchio utilizzato nel corso dei secoli da generazioni di mamme e nonne che volevano insegnare ai loro figli e nipoti a proteggersi dalle insolazioni (fronte bruciata=febbre), ma allora ne ero terrorizzata e vedevo nei raggi solari che filtravano tra le fessure delle persiane delle lunghe mani roventi che tentavano di firmarmi la fronte [Una antenata del sopracitato Lord Voldemort, la signora].

Eppure volevo vederla, questa cattivona, quindi puntualmente sgattaiolavo fuori in giardino, in cortile o per strada, dove, altrettanto puntualmente, dopo circa 2 minuti e mezzo la testa mi girava e lo sguardo si riempiva di sfocati puntini bianchi. Esiste! Paura!

Ora, aldilà dei miei noti problemi di bassa pressione, delle canicole estive degli anni in cui i condizionatori ce li aveva – forse – solo l’Aga Khan e dei principi educativi costruiti intorno a creature fantastiche e crudeli che si fregiano dell’appellativo “mamma” – oh, Freud, sicuramente avevi origini sarde! -, questo ricordo è uno dei più belli che ho.

Della mia cara nonna e della mia infanzia.

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5 thoughts on “Malaittu su dimoniu ed altre tenerezze della mia infanzia

  1. Pingback: Gino Stagno rules « thesunmother

  2. Quante risate!!
    Complimenti per il post originale e divertente!

    Ma come si fa per ricevere i tuoi post? Non trovo il follow!
    Martina

  3. Ma Grazie!!!! 😀 😀 😀
    Devo ancora capire come inserire il follow me (io e wordpress dobbiamo ancora intenderci), ma nel frattempo, quando inserisci un commento puoi spuntare la richiesta “Notificatemi di nuovi post via email”.

    E puoi seguirmi anche su twitter 🙂

  4. …bellissimo….adesso si usa anche la mamma del tuono e del vento…Simone si ferma così almeno x vestirlo e x andare a dormire…

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