Inserimenti e Reinserimenti

Quattro settimane fa Pimpi ha iniziato l’asilo nido.
Nelle prime due settimane di inserimento il piccolo grande Gino ha reagito bene al distacco, facendo solo un paio di volte il musetto triste quando lo salutavo ed elargendo grandi sorrisi alle educatrici tutte le altre volte, facendomi “ciao” con la manina come se fosse normale che andassi via.

Figo. Bene. Ouff, meno male.
Che si sentono storie di bimbi che urlano al momento della consegna alle carnefici educatrici e piangono tutto il giorno disperati ed inconsolabili.

Per esempio all’asilo di Pimpi c’è un bimbo che ha sempre un telefonino giocattolo in mano. La madre per convincerlo a restare all’asilo gli ha detto “Se ti senti triste, con quello puoi chiamarmi quando vuoi”. E lui ha passato i primi giorni ad urlare nel telefonino: “PONTO MAMMA? PONTO? PONTO?! VIENI?!”. Povero. Io l’ho sempre visto piangere.

A dir la verità io e il papà eravamo anche un po’ fieri della capacità di adattamento di Pimpi: e com’è indipendente, e com’è bravo, e si vede che è sereno, e hai sentito? è sempre sorridente, mangia tutto, gioca anche con i bimbi più grandi, si addormenta da solo con il suo Gufo…e giù a gongolarci orgogliosi di cotanto Gino e dello scampato pericolo.

Dalla terza settimana le cose sono cambiate. Ok, non si dispera strappandosi i capelli o tentando di telefonarci tramite le ascelle piumate del suo Gufo. Non mi guarda in cagnesco mormorando frasi sataniche quando torno a prenderlo. Le maestre dicono sempre che “è stato bravissimo, come al solito”.
E allora, dove sta il problema?

Il problema è che ha ricominciato a svegliarsi di notte.
Ebbene sì, dopo 7 mesi di notti scandite dai suoi millemila risvegli aveva infilato ben 3 settimane di nanne ininterrotte o quasi. Gioia, gaudio, sommo tripudio!
Peccato sia durato poco.
Per giunta ora siamo in piena età da ansia da separazione, quindi la notte non solo si sveglia, ma piange e chiama MAHM-MMAA!! finchè non mi avvicino, per poi buttarmi le braccia al collo e rimanerci appeso, fosse per lui, per tutta la notte.

Proprio lui, che negli scorsi mesi, tutte le volte che ho tentato di metterlo nel lettone per dormire una notte filata, ha pianto scalciando e urlando, non senza sudare abbondantemente, finchè non lo rimettevo nel suo lettino.
Proprio lui, ora non aspetta altro che la mia stanchezza vada sotto il livello di guardia e mi convinca, di solito verso le cinque del mattino, ad accoglierlo nel lettone, ovviamente guancia a guancia e cuore a cuore.
Lui, che di giorno fa il galletto all’asilo, facendosi sbaciucchiare, con un considerevole volume di saliva, da una brunetta intraprendente di due anni, di notte è preso da una forma acutissima di mammite e mi si avvolge addosso come un domopack.

Ed io mi lascio avvolgere, perchè se lui ha l’ansia da separazione io ho un po’ la sindrome del distacco.
Perchè finora siamo stati sempre insieme, io e lui, io lui e il papá, io lui e la nonna, ed io ho vissuto in prima persona tutti i suoi progressi e i suoi piccoli cambiamenti quotidiani, ho potuto godere delle sue risate, dei suoi urletti e dei suoi blateramenti in arabo ad ogni ora del giorno, e quando queste cose le faceva con la nonna ero contenta che costruissero un rapporto tutto loro, che sarà sempre più prezioso col passare degli anni.

Ora accanto a lui non ci saranno più i suoi cari, saranno degli estranei che assisteranno alla maggiorparte dei suoi progressi e dei suoi cambiamenti, lui costruirà nuovi legami con persone nuove e per diverse ore il suo vuoto affettivo sarà colmato da educatrici di cui noi genitori sapremo a malapena il nome, e che per lui invece diventeranno delle figure di riferimento.
Magari saranno proprio quelle persone a complimentarsi con lui quando farà per la prima volta i suoi primi passi da solo, salirà un gradino o mangerà con la forchetta.
E io dove sarò? E il mio vuoto affettivo da mamma che lavora chi lo colmerà?

Immagino che col tempo il distacco assumi un significato diverso e più leggero, che ogni cosa prenda il giusto ritmo ed il giusto corso. Per ora l’emozione che prevale non è nè l’ansia nè la preoccupazione, è solo la nostalgia del tempo passato insieme, la certezza che quei momenti non torneranno più, è solo un buco nello stomaco ogni volta che lo lascio in braccio ad una estranea. 😦

Intanto, mentre il piccolo tombeur de femmes si inseriva al nido io mi preparavo, un po’ controvoglia, al mio (re)inserimento in ufficio.
Finite le ferie, finito il congedo parentale facoltativo, ho ricominciato sul serio a sbrogliare matasse. E che matasse.
Matasse aggrovigliate su intricati gineprai pieni di spine. Peggio dei cruciverba di Bartezzaghi.
Diciamo quindi che il mio reinserimento è traumatico.
Forse perchè non ero più abituata, forse perchè i miei colleghi non vedevano l’ora di sbolognare condividere le matasse, forse perchè ho i minuti contati e devo correre sempre, ma mi sento stanca come se fossi rientrata in ufficio a gennaio. 😯

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9 thoughts on “Inserimenti e Reinserimenti

  1. Per i risvegli notturni la nostra pediatra ci ha consigliato il Sedibimbi, per ora funziona.
    Glielo stiamo dando da 3 giorni e si sveglia solo 2 volte invece di 6 o 7!
    Prova! E’ omeopatico, a base di camomilla e biancospino.
    Marika

  2. la nostalgia del tempo passato insieme è una bella nostalgia. se fosse stata per il non provato sarebbe stato peggio (probabilmente).

  3. Nonostante tutto, nessuno mai potrà prendere il tuo posto neanche per idea…. E’ non è questione di DNA ma di un legame interno a te e Pimpi. Parola di Mamma….

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