With my dad by my side

Qualche giorno fa, parlando di conciliazione tra lavoro e famiglia, ho espresso la mia opinione sull’importanza di suddividere equamente compiti e responsabilità tra entrambi i genitori, auspicando che i padri fossero più partecipi e collaborativi nella vita familiare, con grande vantaggio non solo della madre, ma anche dei figli.
Ho parlato di parità dei sessi e di stress da responsabilità.

father_sonMi rendo conto di non aver parlato del piacere immenso che si prova a partecipare in maniera attiva e continuativa alla vita di nostro figlio, quel piacere fatto di tante sfide quotidiane ed altrettante gratificazioni.
Anche quello va condiviso. Mica solo i doveri.
Perchè noi donne spesso tendiamo ad accentrare nelle nostre gonne la responsabilità di crescere un figlio, occupandoci in prima persona di tutto, delegando ai compagni al massimo le piccole cose (per poi criticare il modo in cui vengono fatte).

L’impegno più grande lo assumiamo noi, quindi anche le gratificazioni sono tutte nostre.
Forse se per prime noi madri provassimo a responsabilizzare i padri dei nostri figli avremmo delle piacevoli sorprese.
A me è successo. Ho scoperto che non sono l’unica a saper fare certe cose, nè tantomeno di saperle fare meglio, anzi. Mio marito trova in genere soluzioni più semplici e talvolta geniali ai piccoli problemi di tutti i giorni.

Per questo penso che il primo passo per raggiungere una giusta conciliazione tra lavoro e famiglia sia trovare una conciliazione all’interno della famiglia, scardinando o almeno allentando vecchi stereotipi sulla suddivisione dei ruoli.
Una madre che cerca aiuti dallo stato per conciliare la sua doppia vita, ma che non delega al suo compagno le attività di cura dei figli perchè non lo ritiene capace, non raggiungerà mai una vera conciliazione.
Che poi, se l’emancipazione del ruolo femminile si traduce nel correre il doppio delle nostre nonne perché oltre a mantenere un lavoro fuori casa continuiamo imperterrite a non condividere quello casalingo, c’è qualcosa che non torna. O no?

Se invece siete mariti e padri, oltre che lavoratori, e avete affianco una donna che è anche moglie e madre, oltre che lavoratrice, e che si arrabatta come un criceto ubriaco sulla ruota per far quadrare tutto, chiedete di partecipare, non abbiate paura.
Ce la potete fare, come e magari meglio delle vostre mogli.
Fatelo per voi stessi, prima di tutto.

Perché nessuna macro excel, presentazione power point, quadratura di budget, raggiungimento dell’obiettivo ed altre simili amenità da business man vi farà stare bene come il sorriso che vi fa vostro figlio quando lo andate a prendere all’asilo.
Niente vi gratificherà più di una lotta greco-romana sul lettone, di fare la spesa e cucinare per lui o magari con lui, di un gelato insieme ai giardini dopo la scuola o di un abbraccio dopo la temuta visita dal dentista.

Aderendo (con Bellezza Rara e ToWriteDown) alla campagna #faiilpapà, sui doveri/piaceri della paternità, lanciata su Twitter da Luisa Adani, autrice del libro “Ma come fai?“, a voi papà suggerisco in particolare di restare padri anche quando sedete alla scrivania in radica del vostro ufficio.
Ricordatevelo quando la vostra dipendente, della quale avete una stima sconfinata, chiederà un permesso per andare a portare suo figlio ad una visita specialistica.
Oppure quando la vostra collega lascerà una riunione nel bel mezzo, perché deve andare a prendere suo figlio all’asilo.
Quando sarete tentati dal pensare che se fosse stata un uomo non avreste dovuto concedere nulla perché niente vi sarebbe stato richiesto, ricordatevi che per ogni uomo che sta in ufficio sino a tardi per fare carriera c’è una donna a casa che manda avanti la baracca.
Quindi rispettatela così come rispettate vostra moglie. Non usate per due pesi due misure, aspettandovi da un lato che la donna, la vostra, stia a casa a badare alla casa ed ai bambini, mentre tutte le altre stiano in ufficio sino a tarda sera interamente dedite al lavoro.

Il cambiamento parte anche da questo.

Song: Father and Son (Cat Stevens)

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22 thoughts on “With my dad by my side

  1. Bel post. Mi vien voglia di girarlo a qualche papa’-manager che conosco, ma anche a qualche manager mamma-di-figli-grandi, che si e’ dimenticata di quando era il suo di bimbo da dover andare a prendere all’asilo.
    Ancora un commento: io ho la fortuna di avere a fianco un meraviglioso compagno che e’ diventato anche un meraviglioso papa’ ma a volte guardandolo orgogliosa mi chiedo se il mondo del lavoro sia pronto per papa’ come lui. Che vogliono esserci, per le loro compagne e i loro figli, senza trascurare il loro essere anche dei professionisti.
    Papa’-lavoratori che, a volte, proprio per questo loro voler vivere entrambi i ruoli, vengono guardati con sospetto dai loro colleghi o capi che se ne stanno ben nascosti dietro alle loro scrivanie di radica.

    • Lo sforzo dei padri come i nostri mariti è grande quanto il nostro impegno, perchè anche loro devono combattere con stereotipi e cattive abitudini, mettendosi in gioco e rischiando.
      Sono molto felice di sentire che tanti uomini fanno i papà!
      Grazie dei complimenti!

  2. Brava, bravissima. “Quando sarete tentati dal pensare che se fosse stata un uomo non avreste dovuto concedere nulla perché niente vi sarebbe stato richiesto, ricordatevi che per ogni uomo che sta in ufficio sino a tardi per fare carriera c’è una donna a casa che manda avanti la baracca.” Niente di più vero e saggio. “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, non ricordo chi lo ha detto ma credo sia ben ricordarlo sempre e, e non solo nell’ambito famigliare.
    Detto questo, mio martio è una padre super presente, fin da quando nano è nato e in certe cose riesce meglio di me. Il nano lo adora.
    Non nascondo che spesso mi prendono fitte di gelosia ma so che è bello e giusto che sia così e incentivo il loro rapporto il più possibile, anche a costo di farmi da parte.
    Certo, pari divisione dei compiti anocora non c’è ma c’è la buona volontà di entrambi e ci stiamo lavorando.
    Complimenti per i tuoi post, che trovo molto stimolanti (infatti il modo in cui tu e altre blogger avete affrontato il tema conciliazione ha ispirato il mio post di oggi!)

    p.s. Se ti va di venirmi a trovare (e magari iscriverti al mio neonato blog) sono qui: “www.mammavvocato.blogspot.it”

    • Grazie!! 🙂
      Penso che la cosa importante sia quella di essere interscambiabili, non fare tutto al 50%, ogni coppia ha il suo equilibrio. Anche da noi non si raggiunge il fifty-fifty, ma diamo entrambi il massimo che possiamo e questo è fondamentale!
      Verrò certamente a curiosare sul tuo neo blog!

  3. Sarebbe bello che tutti i padri leggessero le tue semplici parole e che finalmente capissero cosa si perdono a non partecipare della vita dei loro figli, come dici tu.
    Mio marito fa quel che può, ma sono sicura che potrebbe fare di più, se mettesse da parte inutili sensi di colpa. Ci sono momenti che non tornano più!!

  4. Ciao!! Post ricco di riflessioni!!
    Credo che la “colpa” non sia delle mamme….ma dei papà!! Sono loro i primi che pur entrando nella gestione dei figli….mantengono un ruolo marginale…e non perché noi mamme non gli permettiamo di andare oltre…ma semplicemente perché loro stessi non vogliono compiere questo slancio!!!
    Perché ogni volta sentiamo dire: ah mia moglie è ansiosa con nostro figlio. Si ok, ma tu papà cosa fai per aiutarla a superare quest’ansia??? E’ troppo semplice dire che è la mamma, che è troppo “chioccia”, protettiva, etc etc (che poi in molti casi è cosi!!!) ma il papà…sta a guardare???
    E’ facile parlare….e rimanere a guardare!!! Essere genitori è un diritto (oltre che un dovere) di entrambi….non si può aspettare che qualcun’altro ci permetta di godere di questo diritto, è nostro, prendiamocelo!!

    • Penso che sia un circolo vizioso, dove i papà stanno a guardare perché le mamme fanno tutto e non si lasciano aiutare, perlomeno, in termini generali. Così le mamme accentrano di più i doveri familiari e delegano il padre alla produzione del reddito.
      Ogni situazione, è ovvio, è a sè, però qualche volta ho l’impressione che per spezzare questo circolo ci sia bisogno, ancora una volta, delle sensibilità femminile.
      Chiedere al padre consiglio su come fare una certa cosa, e poi provare a fare come dice lui, senza bocciare in toto la proposta. Forse in questo modo la volta dopo ci sarà maggiore iniziativa da parte del padre e serenità da parte della madre.
      La consapevolezza dell’essere genitori non è presente in tutti gli esseri umani allo stesso modo, soprattutto nei maschi, qualche volta va aiutata.
      Ma è solo l’opinione di una che crede nell’importanza dei piccoli passi!

  5. Ciao, sono abbastanza d’accordo con tutte le riflessioni ed anche qualche commento, ma vorrei anche precisare che la divisione di oneri ed onori, non può partire da una concessione, nella fattispecie, della moglie che concede al marito di essere più o meno attivo. È come se la moglie, oltre ai figli dovesse educare anche il marito, che se fa bene il lavoro, allora viene eletto bravo papà. Io rinuncio volentieri all’essere definito e con mia moglie, insieme, ci dividiamo la genitorialità, ma cari padri il ruolo è vostro, prendetevelo, con o senxa concessioni.

    • Sono d’accordo, i padri hanno gli stessi diritti delle madri e non devono aspettare alcuna concessione, ma solo essere padri. Io intendevo che bisogna venirsi incontro e condividere, perchè muro contro muro non è utile a nessuno!
      Grazie del tuo commento, è bello ( e utile) avere l’opinione di un papà!

  6. Mi hai risposto subito, grazie, non lo fanno tutti.
    Ok, ne approfitto per approfondire il mio pensiero, visto che l’opinione dei maschietti latita un po’:
    Ritengo che ci sia una colpa da accreditare a molti padri, che non è quella di essere poco presenti, di non cambiare i pannolini o di stare poco con i figli, ma quella di non avere il coraggio di intervenire nelle questioni legate ai figli, per dire: “cara stai facendo una “cazzata”
    Le madri sono abituate ad avere sempre ragione all’interno della famiglia, per colpa di padri pigri che trovano comodo non interferire troppo con le decisioni che contano, ma questo genera almeno due grossi problemi:
    1° – Padri, non conterete mai niente, anche stando tutto il giorno con i vostri figli.
    2° – Madri, mi dispiace, ma non avete sempre ragione, quindi a volte fate errori.
    Il confronto è tutto, lo è anche all’interno della famiglia e se dovete scontrarvi con le vostre compagne per non vestire il figlio come un eschimese, fatelo, anche se poi potrebbe prendere il raffreddore.
    Io sono rappresentante di classe, di 26 scalmanate coppie di genitori e mi trovo quasi ogni giorno a parlare con molti di questi, in prevalenza madri; è in quest’occasione che ho notato che le suddette genitrici, non sono abituate a mettersi in discussione sull’argomento figli, hanno tutte sempre ragione e gli altri facciano come credono, vi potrei raccontare ogni giorno un litigio diverso…. Ok l’ultima frase era un po’ esagerata, ma non tantissimo, comunque io continuo a fare il rappresentante di classe, confrontandomi ogni giorno con loro, il marito confrontandomi ogni giorno con mia moglie, che però in genere ha sempre ragione, 😉 e per ultimo il papà, che tra una difficoltà e l’altra prova a far crescere bene il suo bambino.
    Quest’oggi mi sono loggato con il profilo Facebook, almeno potete vedere chi sono dal mio avatar.
    Grazie, Matteo

  7. Non mi capita spesso di leggere i blog, ma dato che mia moglie me l’ha messo sotto gli occhi (costringendomi a leggerlo), approfitto per dire la mia sul ruolo del papà.
    Mi ha colpito con il taglio amichevole del post e il modo gentile di dare dei suggerimenti tuttosommato convidivisi, perchè di solito i toni he vengono usati parlando di questo argomento in casa, tra amici o tra colleghi sono decisamente più infuocati e spesso mi disturbano.
    Così, invogliato dalla gentilezza, dico la mia.
    Io sono un padre che ora lavora spesso fuori, faccio trasferte anche di settimane, però sono presente in molti modi non solo fisicamente.
    Quando ci sono, sono interscambiabile con mia moglie, questo da quando le mie due figlie (di 4 e 6 anni) erano piccole, quando decisi di prendere un congedo parentale di 3 mesi per ognuna, mentre mia moglie andava a lavorare.
    Quando non ci sono, chiamo le mie bambine 3 o 4 volte al giorno, più di quanto senta mia moglie e penso a loro tutto il tempo.
    Ovviamente, il peso maggiore lo accolla mia moglie, che quando rientro a casa ha spesso un diavolo per capello per via della stanchezza di gestire tutto da sola, ma faccio la mia parte al meglio e la mia figlia più grande l’altro giorno ha chiamato me per raccontarmi di un problema con un’amichetta, mentre alla mamma che l’aveva ritirata da scuola non ha voluto dire niente.
    Per me è stata una gratificazione molto grande, vuol dire che per lei sono un punto di riferimento.
    Sono anche il responsabile di un gruppo di 7 uomini e 4 donne, cerco di rispettare tutti allo stesso modo e sinceramente mi accorgo di avere un occhio di riguardo in più per le colleghe, che in effetti spesso danno l’idea del criceto sulla ruota. Certo, i tempi del lavoro spesso sono ingrati per tutti (non solo per loro), ma anche in questo caso faccio la mia parte.
    Forse è precario, ma penso di avere raggiunto un equilibrio, anche se mia moglie ed io siamo perennemente stanchi ed assonnati e discutiamo spesso sull’educazione delle nostre figlie, ma dal confronto vien sempre fuori qualcosa di buono.
    Ancora complimenti per il post e per il modo in cui è scritto (devi essere incline al compromesso, eh?)
    Mauro

    • Ciao Mauro, grazie per aver condiviso la tua opinione da papà!
      Fare la propria parte, ognuno nelle proprie possibilità, è qualcosa che non tutti i genitori fanno. vi ammiro molto per essere riusciti a raggiungere hn equilibrio, insieme. Le tue figlie sono molto fortunate! 🙂
      grazie per i complimenti, ma devo ammettere che non sono naturalmente incline al compromesso, anzi. Spesso vado diritta per la mia strada per molto tempo prima di accorgermi di sbagliare, ed è proprio quello che è successo quando sono diventata madre, volevo fare tutto io ed ero convinta che nessun altro avrebbe potuto sostituirmi. pensavo che fosse solo un mio dovere. Invece sbagliavo, tanto.
      Ancora grazie, a presto!

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