Sul perché la vita sociale dei genitori di figli piccoli rasenta lo zero assoluto

Eravamo la classica coppia senza figli piena di impegni e con una vita sociale intensa, incastrata in un calendario sempre troppo corto, dove nei week end c’era sempre una gita fuori porta o un viaggio da fare, amici da andare a trovare, posti nuovi da visitare, concerti, mostre, aperitivi, birrette.
Eravamo sempre in movimento. Facevamo cose. Vedevamo gente.

Pensando a noi come genitori, ci immaginavamo la classica “coppia sportiva”, quella che porta i propri figli con sè a qualsiasi ora del giorno e della notte, che continua ad andare alle feste ed alle serate con gli amici anche con un neonato, quella che anche diventando famiglia non avrebbe mai e poi mai rinunciato ai vecchi ritmi ed alle vecchie abitudini, al limite li avrebbe adattati un po’.
Ma poco.
Impercettibilmente.
Giusto uno Zic.

Poi siamo diventati genitori. Nello specificio, genitori di un figlio che a meno di un mese di vita ha rischiato di soffocare di reflusso silente e che per i due mesi successivi è stato attaccato ad un dispositivo che ne controllava il respiro e il battito cardiaco.
Un bel calcio d’inizio. Sui denti [o nel culo, vedete voi].
Un figlio meraviglioso e amplificato, per usare un termine che ho scoperto solo dopo diversi mesi essere un termine medico e non una originale definizione della pediatra.
Un figlio dal sonno intermittente e dai numerosi risvegli notturni. Capitato proprio a noi.
Come se ad Obelix nascesse un figlio vegano: non te lo spieghi, non te ne fai una ragione.

Avendo i parenti lontani e lavorando entrambi, abbiamo dovuto riorganizzare la nostra vita basandoci solo sulle nostre forze, cercando di fare il meglio che potevamo e di godere della compagnia dell’adorabile nuovo arrivato senza farci prendere dallo stress e rallentando i ritmi.
Le parole d’ordine della nostra nuova vita da genitori sono diventate:
Sopravvivere & Semplificare.
Abbiamo necessariamente dovuto dare delle priorità alla nostra vita quotidiana e ovviamente al primo posto abbiamo messo cose noiose e scontate come la serenità e la salute di nostro figlio, seguita a ruota dalla nostra, dalla quale dipende indiscutibilmente la sua.
Poi il lavoro, che non solo ci nobilita, ma ci fa pagare mutuo, nido e bollette.
Da qualche parte avremmo dovuto riservare da subito anche un po’ di energie a noi come coppia, ma per fortuna ci siamo accorti in tempo della pericolosissima svista e stiamo recuperando.
Infine, non per cattiva intenzione, ma solamente per il principio di esclusione, vengono parenti e amici, per i quali il tempo è diventato risicato.

Per quanto avessimo tutte le intenzioni di mantenerci socialmente attivi e continuare a fare la vita di prima, sono bastate poche esperienze, traumatiche negative, per metterci di fronte alla realtà che avremmo dovuto adeguarci noi [e in fretta] ai ritmi del nuovo arrivato e non lui ai nostri.
Compatibilmente con le necessità di tutti e tre, abbiamo comunque cercato di continuare a fare cose e vedere gente, ma diluendole nel tempo, lasciando ogni volta a nostro figlio il tempo di decomprimere e recuperare i suoi ritmi quotidiani, facendogli vivere nuove esperienze adatte alla sua età e negli orari a lui più consoni.

Non so dire se sia una scelta giusta per tutti, anche perché, perlomeno all’inizio, per noi è stata una scelta obbligata, dettata dalle necessità inderogabili di Pimpi, ma di sicuro è stata la scelta giusta per la nostra nuova famiglia, in cui è atterrato un piccolo essere sensibile, iperattivo e insonne che ci assorbe famelicamente sonno ed energie.

Inutile dire che, nonostante i buoni propositi, la nostra vita sociale ne ha risentito.
Il motivo è semplice: i nostri nuovi ritmi, scanditi dagli orari di pappe e nanne, non si sposano con i ritmi della maggior parte dei nostri amici, molti dei quali sono coppie senza figli o singles.

Infatti, dopo che diventi genitore gli amici si dividono in tre categorie principali.

Quelli che capiscono che la tua vita è cambiata e che decidono di restare presenti e farti sentire il loro affetto in modi che si adattano alla piccola novità cicciottella e sbausciante. Che capendo che fare un aperitivo alle 21 è diventato problematico (non impossibile, ma certamente complicato, non avendo nessuno a cui affidarlo) perché a quell’ora il cucciolo va a dormire, si presentano a casa tua alle 18.30 con un pacco di patatine e un’aranciata. Che ti vanno a comprare un paio di stivali che ti piacciono e te li portano a casa perché hai appena fatto un cesareo e non riesci ancora a fare 5 piani di scale a piedi. Che ti mandano messaggi per sapere come stai e per dirti che ti vogliono bene proprio quando ne hai un fottuto bisogno, senza che tu debba chiederlo. Che ti vengono a trovare la domenica pomeriggio anche se abitano a 2 ore di distanza, per stare con te 1 ora e poi ripartire. Che prendono un giorno di ferie, lasciando i propri figli al papà, per venire a farti compagnia. Queste persone, anche se non le vedi e non le senti più spesso come prima, ti restano nel cuore e sono quelle verso le quali spendi volentieri le tue energie residue. Sono quelle da cui ti allontani meno volentieri, ma sai che sarà solo temporaneamente.

Poi ci sono quelli che non capiscono che la tua vita è cambiata, ma che comunque restano presenti, perché sono convinti che tu possa continuare a fare le stesse cose di prima, perché sei una mamma sportiva con accanto un papà sportivo e certamente anche vostro figlio sarà sportivissimo. Così ti bersagliano di proposte di viaggi, aperitivi, cene, concerti e vernissage in luoghi ed orari improponibili, alle quali sei costretta tuo malgrado a dire di no, di fronte a sguardi stupefatti che si aspettano da te la stessa identica flessibilità che avevi prima di avere un figlio. Che si offendono per i tuoi no ma che ai tuoi inviti a colazione (sì, la colazione, insieme alla merenda, sono diventati momenti da dedicare alla socialità) rispondono con altrettanti no (la mattina, beati loro, dormono) e rilanciano con un aperitivo delle 21 a Londra con after nei sobborghi di Parigi. “Ma coooome, non vieeeeeeni?!”
Queste persone non spariscono del tutto dalla tua vita, ricompaiono periodicamente con la frequenza della cometa di Halley, unicamente con lo scopo di farti notare che sei cambiata e di lamentarsi del fatto che TU non li hai più chiamati.

Infine, quelli che non capiscono e non se ne fanno un grande problema: ti depennano dalla loro lista di amici, così, senza neanche provarci. Dall’oggi al domani non ti chiamano più e spariscono dalla tua vita. Pouff.
Forse pensano che avere un figlio sia contagioso.
Ho il sentore che questi ultimi ricompariranno quando saranno genitori a loro volta, staremo a vedere.

Qualsiasi sia la tipologia di amico, la nascita di un figlio mette alla prova, oltre che la propria vita sociale, l’amicizia stessa. Il vantaggio è che aiuta a capire meglio le radici dei rapporti (profonde o superficiali) ed a decidere se continuare ad innaffiarle o se potarle, magari per far posto a nuove radici.

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32 thoughts on “Sul perché la vita sociale dei genitori di figli piccoli rasenta lo zero assoluto

    • facciamo solidale!
      ripeti con me: è una situazione temporanea, è una situazione temporanea, è una situazione temporanea.. 🙂
      buona notte cara Fra, compagna di tante nottate insonni di follia! 😉

  1. Non so se quella fosse l’intenzione, ma trovo questo post “spensierato”! Soprattutto quando parli di quelli che torneranno, una volta che diventeranno anche loro genitori.
    (E mi è venuta una gran voglia di uscire, anche da sola!).

  2. È una situazione temporanea, che sarà presto ampiamente ripagata dal vedere il cucciolo crescere e prendere il proprio posto nel mondo. Riguardo gli amici: è esattamente così che va e chi ti ha depennata non ti ricercherà, neanche quando resterà incinta.
    Buonanotte

    • Ogni giorno facciamo tutti dei progressi e vedere mio figlio sereno mi rassicura. Tornando indietro rifarei le stesse scelte.
      Quanto alle amicizie, probabilmente hai ragione, e probabilmente sarà meglio così.

      Buonanotte a te!

  3. Noi siamo genitori di due bambini che fortunatamente non ci hanno fatto perdere il sonno e neppure troppo la nostra sportività, ma ti assicuro che le tre categorie di “amici” le abbiamo comunque. Ed è verissimo che serve per capire l’amicizia vera, per coltivarla ed apprezzarla. portiamo i nostri figli ovunque e oggi a quattro e sette anni hanno già visitato una bella porzione di mondo,ma siamo comunque una famiglia e questo fa di noi qualcosa di diverso dai single e coppie senza figli, però siamo felici e questo è ciò che conta!

    • Hai ragione, quel che conta è essere felici e anche noi lo siamo, nel nostro nuovo equilibrio.
      E sono felice che siano più numerosi gli amici che appartengono alla prima categoria.
      Non vedo l’ora di viaggiare con mio figlio e di vedere i suoi occhi che si riempiono di mondi nuovi!

  4. wow the sun mother, ho letto il titolo di questo post nella blogroll di un blog in comune e…doppio wow. Io mi sento esattamente così! amici compresi, però, cavolo, che spavento e che peccato avere il nano che sta male i primi mesi. Mi dispiace tantissimo.
    Ora comunque è tutta discesa 🙂 la mia piccola ha 18 mesi e ogni giorno che passa è un giorno in più che ci godiamo con lei in giro.

    • Sei molto carina, grazie 🙂
      L’inizio è stato duro, ma ogni giorno che passa è sempre meglio e non vediamo l’ora che arrivi la primavera per stare tutto io giorno fuori!!
      A presto e benvenuta!

  5. Altro che vita sociale risicata…qua i primi due anni sono spariti praticamente tutti gli amici senza figli…e anche qualcuno di quelli con figli! Poi è vero, qualcuno ritorna a chiamarti, ma non è più la stessa cosa, i rapporti non ritornano più quelli di prima.
    Ma il grande vantaggio, come dici tu, sono “le nuove radici”, perchè diventerete amici dei genitori dei suoi compagni di asilo o di scuola e sarete coinvolti in un sacco di attività, per bambini, ma vedrai, avrai tutti i week end impegnati in qualche festa di compleanno!
    Ciao!

  6. Condivido, anche se a noi è andata meglio e un pò di vita sociale l’abbiamo conservata, ma certo non si può pensare che sia come prima perchè divertirci a spese del nano (e nostre il giorno dopo!) proprio no, non va!
    Sugli amici, però, hai ragione ma io ho trovato l’esperienza istruttiva: ho perso “amici” ma ho trovato delle “perle di amici” (quelli di tipo A) e credo sempre di più al detto: pochi ma buoni.
    In fondo, nella maternità, è un pò come nella malattia, chi ti sta vicino è un vero amico (però è anche meglio, perchè hai un nano bellissimo da amare!!)
    p.s. Aggiungerei la categoria di amici che capiscono che al tua vita è cambiata, vogliono starti vicio lo stesso ma pensano che tu con il nano non possa più uscire di casa e allora ti propongono solo di stare in casa e parlano di baby perchè sinceramente interessati mentre tu vorresti prendere il nano e USCIRE CON loro e parlare di loro, lavoro, moda, libri, tutto tranne che di nani!!!e non sai come dirglielo!!

    • Infatti ho scoperto di avere degli Amici con la A ancora più grande di quello che pensavo 🙂
      Peccato per chi si è allontanato, non giudico e non recrimino, mi dispiace però che non partecipino alla vita di Pimpi, anzi, come direbbe un caro amico, del “cucciolo del cucciolo (che poi sarei io 🙂 )
      La quarta categoria mi manca!!
      Un abbraccio!

  7. Ciao! innanzitutto complimenti x il tuo blog 😉 mi ritrovo molto nel tuo post, in effetti all’inizio essere genitori è dura, specie se prima si era quel tipo di persone che amano molto divertirsi con gli amici!con la maternità/paternità le priorità cambiano, non necessariamente in negativo però. Chiaramente bisogna adeguarsi senza “soffrirne” troppo ai ritmi del bimbo, che spesso e volentieri mal si conciliano con quelli dei single senza figli! é vero anche che prima o poi anche gli amici cresceranno e si troveranno di fronte alla scelta se diventare genitori o rimanere sempre nel “limbo” degli eterni adolescenti… Credo che sia una situazione temporanea, Bacioni

    • Penso anche io che sia una situazione temporanea, inoltre dedicarsi al proprio figlio e vederlo crescere, godere di quell’affetto incondizionato e puro che solo i bimbi sanno dare è impagabile, non lo cambierei per nulla al mondo, neanche per una bella birra gelata in riva al Po dopo il lavoro ;).
      Ai nuovi ritmi ci si abitua, in qualche modo, magari per qualcuno è più semplice, altri fanno più fatica a ridimensionare le proprie uscite, ma alla fine penso che tutti trovino un equilibrio. Si rinuncia a qualcosa momentaneamente in cambio di qualcosa di molto più importante e più duraturo 🙂

      Grazie mille per i complimenti 🙂 🙂
      Verrò anche io a curiosare sul tuo blog!

  8. ma quanto mi ritrovo in questo blog!!!!
    io poi ho vissuto la riduzione anzi l’annullamento della vita sociale per un periodo ancora più lungo, perchè i miei bimbi hanno solo 19 mesi di differenza…!!! ma ora che FINALMENTE sono “grandi”(leggi quasi 6 anni l’una e 4 e mezzo l’altro) è tutto in discesa, FINALMENTE si può uscire senza dover programmare tutto e portarsi dietro tutto il portabile… personalmente non vedo l’ora di ricominciare ad andare a cinema: in questi ultimi 6 anni ci saremo andati sì e no due volte e mi manca tantissimo!anzi credo proprio che il prossimo bel film d’animazione andiamo a vederlo in 4! e vai di pop corn….!!!
    un saluto!

    • Ciao Marianna, che bello rileggerti!
      Con così poca differenza di età dev’essere stata molto dura, anche perchè ricordo che neanche tu hai nessun parente vicino che ti possa dare una mano. Complimenti, io sarei morta. Davvero.

      Anche a me manca moltissimo andare al cinema, prima lo facevamo spesso e non vedo l’ora di portarci anche mio figlio! Ora è complicato, quando vengono i miei a trovarci cerchiamo di approfittarne, ma in 1 anno e mezzo siamo riusciti ad andare solo una volta, ed il film lo ha scelto Lui…Lo Hobbit. Pensa che mi è piaciuto tantissimissimo, nonostante a me il genere fantasy non piaccia proprio per niente. Ma vuoi mettere..il buio della sala..le poltroncine rosse..lo schermo 3D… 🙂

  9. Hai ragione, un figlio mette davvero alla prova le amicizie. Ci sono amiche senza figli che proprio non capiscono, o non voglio capire,che non tutto può esattamente essere come prima. E il fatto che neghino la realtà sparendo, all’inizio fa male. Poi, capisci che in fondo allora un gran bene non te ne hanno mai voluto.
    Ps. Come stai, amica matta come me? :-))) io aspetto il prossimo momcamp per rivederti eh! 😉

    • Mi piace pensare che l’allontanamento sia solo momentaneo, ma forse è vero, come ha detto Matteo, che non torneranno più e probabilmente il motivo è che non ne hanno interesse. In fondo gli amici veri ti stanno vicini nel momento del bisogno, e la nascita di un figlio mette a nudo tutte le necessità primarie di una persona, fa uscire allo scoperto la fragilità anche nelle persone più forti, quale momento migliore per stare vicino all’amica che dici di amare?
      p.s. io sto bene, cara mattamica! 🙂 Tra un influenza e l’altra aspetto con ansia la primavera e anche io non vedo l’ora di rivederti! Ma da Milano non passi mai?

  10. Faccio parte della categoria Zia single girovaga in giro per il mondo, ma se fossi rimasta in Milan town ci sarei stata. Con Aperol birretta e panzerottini per i supergenitori ex mates 🙂 Cmnq si mi spiace avere Pimparello lontano, spero che stia bene… Leggo spesso il vostro blog, d’avanti una pinta di Harp e la bevo alla vostra salute… Sperando di rividerci un giorno tra le scogliere irlandesi a ballare con sti mbriaconi pecorari (ps ti chiamo asap :P)

  11. alcune(amicizie) andrebbero prese a colpi di diserbante[anche per scongiurare la possibilità che si riproducano]..
    anche io ho preferito rispettare i ritmi del mio bimbo e ora, facendo i dovuti scongiuri, posso dire che ne è valsa la pena!( anche perchè a dirla tutta,non riuscirei più a sostenere i ritmi di orari mondani di un tempo)
    in bocca al lupo!

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