Informazioni su thesunmother

Neomamma appassionata. Di viaggi, di fotografia, di musica, di cinema, di cucina, di ambiente. E ovviamente di un piccolo fagotto. Questo è un di-tutto-un-po' blog.

Stereotipi

Questa settimana ho fatto l’ennesima visita di controllo agli occhi, da cui è emerso che non ho batteri che mi infestano e non ho una congiuntivite virale.
Questo è quello che non ho.

Quello che invece ho è un mistero, la gentile e brava dottoressa, impeccabile durante quasi tutta la visita, mi ha prescritto delle esami del sangue, per escludere una non meglio precisata sindrome di Sigr Sgurd Sgrurf Sjogren. Che chiulo eh?
Nel frattempo ancora colliri, lacrime artificiali e gel denso come il vinavil per la notte, quando la palpebra si attacca alla mia arida pupilla e io devo periodicamente staccarle l’una dall’altra con la forza.
Molto pulp. Anzi, molto pulp-ebra. :mrgreen:

L’impeccabile e gentile dottoressa è scivolata solo su una cosa, un commento innocente, per pronunciare il quale ha nascosto in tasca la sua laurea.
Testuali parole: “ma lei è così magra, di sicuro non mangia nulla!”.

Eccolo là. Lo stereotipo che mi ha accompagnato tutta la vita.

Sono magra, quindi non mangio. Concetto altamente scientifico.
A questa simpatica dottoressa e a tutte le meno simpatiche persone che nella mia vita hanno fatto la stessa osservazione vorrei spiegare i principi base della genetica, dell’ereditarietà dei caratteri e magari anche dell’arte di farsi i cazzi propri.
Comunque, notizia del secolo: sto bene, grazie, non sto morendo di stenti e anche io, incredibile amisci, mangio.
Da adolescente ero una fogna di calcutta, mangiavo quanto i miei amici maschi e quanto mio padre. Come direbbe il mio amico Ciga, avevo un inceneritore al posto della tiroide.
Ora mi contengo, soprattutto cerco di stare alla larga dalle schifezze, ma non sono particolarmente determinata, dato che l’altro giorno ho mangiato per colazione un pacco da 500g di pop corn e mezzo salame umbro.
Una roba leggera, tanto per gradire.

Oggi riflettevo che non è certo l’unico stereotipo che negli anni ha bussato alla porta della mia scarsa tolleranza. Ecco dunque i più frequenti.

Sono figlia unica, quindi ero una bambina viziata.
Si da per assodato che non avere fratelli renda odiosi, viziati e anche un po’ nerd.
Non nego che avere avuto una stanza tutta mia, dei giocattoli solo miei e l’attenzione esclusiva di mamma e papà mi abbia fatto piacere, ma non ero ne più nè meno capricciosa dei miei amichetti con fratelli o sorelle in casa. Con la differenza che mi è mancato tanto avere dei fratelli con cui giocare, che la notte in quella cameretta mi sentivo sola e che avevo due fratelli immaginari.
Però per fortuna passavo la maggior parte del tempo con i miei cugini o con i figli dei numerosi amici di famiglia.
Inoltre i vizi, come i capricci, vengono alimentati dai genitori.
Beh. Dovreste conoscere i miei, soprattutto mia madre.
La parola “vizio” nn fa parte del suo vocabolario. Al primo cenno di capriccio partiva lo sguardo di fuoco ammonitore e il capriccio veniva incenerito sul nascere.

Sono donna, quindi non so montare una mensola (e attività similari)).
Uso il trapano, so montare una mensola, stucco i battiscopa e imbianco. All’occorrenza impasto il cemento e monto mobili ikea con una certa dimestichezza.
Peraltro, come molte donne che conosco.

Sono ingegnere, quindi ignoro tutto ciò che è arte, cultura e estetica.
Io e i miei amici ingegneri ai tempi dell’università venivamo ghettizzati e anche un po’ derisi dagli studenti di Palazzo Nuovo (università delle facoltà umanistiche di Torino) per la nostra presunta ignoranza. Certe volte ho avuto l’impressione che pensassero che fossimo trogloditi.
Notizia del secolo numero 2: la cultura ed il gusto per le cose belle non viene iniettato nel cervello con la laurea. La laurea è il riconoscimento della preparazione di una persona in un certo campo, che non esclude la possibilità che detta persona possa coltivare passione e interesse in altri campi. Diverse volte, dopo una piacevole serata a chiacchierare di cinema, teatro, musica o arte con persone che non sapevano che fossi un ingegnere, al momento della fatidica rivelazione mi sono sentita dire: “non l’avrei mai detto”.
Sappiatelo, l’ho sempre preso come un’offesa.

Sono ingegnere donna, quindi la laurea l’ho rubata e non sono un vero ingegnere.
Questa è la più divertente, quella contro la quale mi scontro periodicamente, anche se in questo caso lo stereotipo non viene conclamato, ma solo alluso dai comportamenti dell’interlocutore, che tende a non rivolgermi la parola, al limite lo fa chiamandomi “Signora”, mentre a tutti gli altri uomini presenti, fossero pure sconosciuti di passaggio, viene dato dell'”Ingegnere”.

Sono sarda, quindi sono bassa, nera e pelosa.
Questo stereotipo presuppone che quando conosco una persona nuova e dico che sono sarda, mi venga detto che non lo sembro (ho i capelli castano chiari, gli occhi verdi e grazie al cielo ho una peluria standard). Anche in questo caso sarebbe utile una ripassatina alle tre leggi di Mendel: mia madre é bionda, entrambi i miei genitori hanno gli occhi verdi. [Ah, però bassa sono bassa, eh.]

Agli stereotipi reagisco a seconda dell’umore, ma spesso lascio correre.
Perché con chi è vittima dei suoi stessi stereotipi di solito è inutile discutere.

E voi? Di quali stereotipi siete vittime?

Song: Stereotypes (Blur)

Post interlocutorio

miracolo a milanoSono giorni pieni zeppi di cose da fare.
Di vite da tirare fuori dall’armadio, dove sono state messe momentaneamente ad ammuffire, e fare asciugare al sole di questa primavera rubata.
Di progetti da realizzare, elencati in bella copia in una delle mie solite, rassicuranti To-Do-List.
Ah! Le liste.
Sono malata di listite, faccio liste della spesa, liste dei viaggi fatti, di quelli che mi piacerebbe fare, di sogni e desideri.
E ovviamente, di cose da fare.
Sono così patologica che quando studiavo mettevo accanto ad ogni voce della lista l’ora entro la quale dovevo svolgere il task, quando avrei potuto, finalmente, spuntare la voce.
Mai finito di spuntare una lista, né allora, né ora.

Ho anche una congiuntivite che lèvati: aggressiva, recidiva, stracciapalle. Staziona nei miei occhi da metà febbraio [sono quasi tre mesi, lo so, è pazzesco], ho fatto controlli, tamponi, ricontrolli, svariati giri al Pronto Soccorso, rigorosamente in giorni festivi.
Ma niente. Non passa. Occhi gonfi, rossi e pesti come se allenassi un peso massimo con la mia faccia al posto del sacco. Addirittura ogni tanto sanguino dagli occhi come San Gennaro, ma sia ben chiaro, io di miracoli non ne faccio. Purtroppo.
Comunque il fastidio agli occhi e la fotofobia mi tengono lontana dai monitor dei pc e dallo schermo del telefonino, oltre che dalla gente (sono contagiosa, parecchio).

Questo dunque è un post interlocutorio, per dirvi “Hey, non sono fuggita ad Alghero in compagnia di uno straniero”.

Ora scusate, vado a lacrimare sangue in bagno.

Sviluppo del Linguaggio #2

  • Nome: Àpopo
  • Luogo di nascita: Nano (Milano)
  • Età: Dudo [ma qualche volta Tette, ha smania di crescere :)]
  • Cibo preferito: Pe-ppe (Pesce), Pillil-hi (Piselli), P-ciutto (Prosciutto), Paaschta (Pasta); in generale ami il Tetonto (Secondo Piatto)
  • Animali domestici: Pippi (Mrs Ipi) e Pippa/Icca (Mister Lisca), sono due Mèh (Gatti)
  • Ami giocare con: Tinìni (Chiodini), Lalla (Palla), Tai (Chiavi), Mimbi (Bimbi)
  • Libricini preferiti: Peppa (Peppa Pig), Giulglio (Giulio Coniglio), Bruum (La Macchina del Capo), Pem Pem (Singing Ya-Ya)
  • Cartoni animati preferiti: Pollò-lo (Pororo il Pinguino), Sci-scì (Shaun the Sheep), Peppa
  • Quando ricevi qualcosa dici sempre: Atzie (Grazie)
  • Di chi è questo (oggetto qualsiasi in mano ad altri): Mii, Mii (Mio, Mio)
  • Quanto bene vuoi alla mamma? (non parla)
  • Quanto bene vuoi al papà? (silenzio)
  • Ehm, vabbè. Quanto ti manca alla pensione? Taaaaaan! (Tanto)

         [Maledettamente ironico già da piccolo. Aiuto! :D]

La Cabala

Sonno cabala.jpgCome sapete, mio figlio non è un dormiglione. 
No, momento. 

Detta così suona fin troppo leggera. 

Riprovo. 

Come sapete, mio figlio si sveglia dalle 5 alle 15 volte per notte.
Ne ho parlato qui, qui e qui, ma non solo, i suoi risvegli notturni compaiono anche in altri post, a dimostrazione del fatto che la carenza di sonno mi rende noiosa e monotematica.

Sono tante altre le conseguenze di una carenza di sonno prolungata per 17 lunghi mesi, alcune delle quali iniziano a far sentire i loro effetti solo ora.

Una permanente e rognosa irritabilità, l’alone grigiastro ormai tatuato sotto gli occhi, che ha una preoccupante tendenza ad estendersi verso le guance, rendendomi affascinante come la sposa cadavere. Le ginocchia che tremano già al momento del risveglio, il mutismo galoppante in situazioni che richiedono una certa socialità, tra cui, ovviamente, le riunioni di lavoro. La vista appannata, la decadenza fisica, intellettiva e anche un po’ emotiva, dato che l’altra sera ho pianto guardando Shaun the Sheep. Davvero.

Se avete figli e pensate che io esageri avete probabilmente dei figli che dormono, la notte.

Voi, che mettete vostro figlio di 3 mesi a dormire alle 21 e avete intere notti di sonno da godere, fino alle 8 del mattino dopo, e intere giornate da vivere con una certa lucidità mentale.
Voi, che non sapete cosa significhi trascinarsi per mesi (anni!) come zombie con 3 o 4 ore di sonno alle spalle, ovviamente, tengo a precisarlo, non continuative.

Voi, che quando vi dico che mio figlio si sveglia ancora di continuo mi guardate con lo sguardo di chi pensa sia a causa di qualche mio comportamento errato, a causa di qualcosa che faccio e che sicuramente voi non fate perché siete più brave e più furbe.
E se vi dico che si addormenta da solo, nel lettino, al buio e in pochi minuti, che quando si sveglia mi avvicino solo se piange ed è sveglio (lo trovo sempre in piedi), non gli parlo, lo giro su un fianco, gli do il ciuccio, una carezza e me ne vado, sempre al buio, non mi credete e alzate il sopracciglio della sicumera e dite che dovrei farlo piangere ad oltranza come avete fatto voi (e poi parlando con il vostro compagno scopro che “oltranza” per voi è stato 5 minuti la prima notte, ah!).

Voi, che quando vi dico che i risvegli sono fisiologici e che passerà [così promettono pediatri, educatrici e chi c’è passato prima di me – tantissimi, peraltro], mi dite che non non conoscete altri bambini che si risvegliano così spesso.
“Ah no, aspetta, c’era quel bimbo lì, il figlio di quella tizia strana -forse era alcolista- col marito che la picchiava, ecco, sì, il figlio si risvegliava ripetutamente come il tuo. Ma va beh, ovvio che i bimbi dormono male se non sono sereni”.
Ecco, ma grazie.
Così ora, negli intervalli tra un risveglio e l’altro posso restare sveglia a pensare che mio figlio non sia sereno. Ah, la solidarietà.

A Voi, belle, truccate e riposate, che vi beate della vostra bravura di perfette educatrici del sonno di fronte ai miei occhi stanchi e arrossati ed alle mie palpebre cadenti.
A Voi vorrei solo far notare una piccola cosa. Piccolissima.

Non è. Merito. Vostro.
Eh no, Signore mie.

Non è merito del vostro metodo infallibile (che tra l’altro funziona solo con vostro figlio) o della vostra fermezza di polso (come se le altre mamme fossero tutte lobotomizzate e prive di spina dorsale), o dell’infinito amore con cui avvolgete vostro figlio (come se le altre mamme fossero la trasposizione umana della Regina Cattiva).

Non è merito dei libri che mi avete consigliato di leggere e che ho pure letto nel cuore della notte, con un’attenzione e un’interesse per le testimonianze di altre mamme neanche stessero svelando il segreto di Rubik e del suo malefico cubo.

Il fatto è che vostro figlio avrebbe dormito comunque.
Con Tracy Hogg, Carlos Gonzales, Elizabeth Panthley, Brazelton, Sears e addirittura con Estivill (che si è pure rimangiato quello che ha scritto). Avrebbe dormito anche senza alcuno di questi metodi: al buio, alla luce, nel rumore e nel silenzio, cullato in braccio o abbracciato al suo coniglio nel lettino.

Il fatto è che avere dei figli è una Cabala.
E i figli sono come la scatola di cioccolatini di quello stordito di Forrest: non sai mai quello che ti capita.

Lo sanno bene le mamme che pur avendo educato due figli nello stesso identico modo, si sono ritrovate con un figlio che la notte faceva un’intera tirata dopo poche settimane di vita e con l’altro che si risvegliava numerose volte sino ai 2 anni ed oltre.
Lo sanno bene anche le mamme che, come me e Grazia, pur avendo dato alla luce un bambino sensibile, amplificato e iperattivo, hanno provato diversi metodi e gran parte della medicina omeopatica oggi esistente, senza alcun risultato apprezzabile.
Qualche volta, come è successo a noi due, ci è stato confidato dalle nostre mamme di essere state noi stesse delle bambine amplificate (l’ho già detto che è una questione di DNA, no?).

Quindi, ammettetelo una volta per tutte, mamme di bimbi dormienti, per la sanità mentale di tutte le altre mamme che non sono state tanto fortunate.

Non è merito vostro.

Voi avete certamente fatto del vostro meglio, esattamente come ogni mamma fa, ma i vostri figli ce l’hanno scritto nel DNA se sono bimbi da manuale o bimbi fuori dagli schemi, se sono sensibili o adattabili ad ogni piccolo cambiamento, se amano ronfare o stare svegli e sempre all’erta, per non perdere neanche una virgola di mondo.

È semplicemente destino.

E Voi avete avuto, semplicemente: CULO.

[Faccio parte anche io del Comitato Liberazione Mamma, ideato da 50 sfumature di mamma per  raccontare, nei 30 giorni prima della festa della mamma, anche di quanto possa essere difficile ed inaspettatamente complicato essere madri.]

Grazie

Dopo mesi di preoccupazione e settimane di apnea nell’attesa di un responso finale, è arrivata la notizia, la più bella che un genitore possa ricevere.

Quando un figlio sta male il carico emotivo che grava sui suoi genitori è difficile da gestire, col passare del tempo le risorse emotive e fisiche si consumano e talvolta corrono il rischio di esaurirsi del tutto.

Mantenere l’ottimismo e sforzarsi di pensare positivo, seppur nella consapevolezza della situazione, aiuta moltissimo, mentre minimizzare il problema, soprattutto se a farlo sono le persone che ci dovrebbero sostenere, può essere controproducente, perché aumenta l’isolamento del genitore, che non riesce a condividere il proprio stress emotivo con chi lo circonda e lo fa sedimentare sul petto in un grosso macigno.

Aiuta l’affetto e la vicinanza delle persone care.

Aiuta sostenersi a vicenda, anche se a volte è difficilissimo e l’unica cosa che si finisce per fare è riversarsi addosso l’un l’altro le proprie paure e il proprio senso di ingiustizia, perché al mondo non c’é nulla di più ingiusto di un bambino che sta male.

Martedì scorso è stato il giorno più bello della nostra vita e resterà il punto di partenza per una nuova vita, in cui mi auguro di dare sempre il giusto valore alle piccole e grandi difficoltà, e di non dimenticare mai di ringraziare per la fortuna che abbiamo avuto.

Wishlist

I wish I was a neutron bomb, for once I could go off.
I wish I was a sacrifice but somehow still lived on.
I wish I was a sentimental ornament you hung on
The christmas tree, I wish I was the star that went on top,
I wish I was the evidence
I wish I was the grounds for fifty million hands up raised and opened toward the sky.

I wish I was a sailor with someone who waited for me.
I wish I was as fortunate, as fortunate as me.
I wish I was a messenger, and all the news is good.
I wish I was the full moon shining off your camaro’s hood.

I wish I was an alien, at home behind the sun,
I wish I was the souvenir you kept your house key on.
I wish I was the pedal break that you depended on.
I wish I was the verb to trust, and never let you down.

I wish I was the radio song, the one that you turned up,
I wish, I wish, I wish, I wish,
I guess it never stops.

Wishlist (Pearl Jam)

Primo Bloggleanno!

Un anno fa aprivo questo blog e qualche giorno dopo pubblicavo il mio primo post, in cui spiegavo i motivi che mi avevano portato a creare questa piccola appendice della mia vita personale: un diario incostante, vagamente autoreferenziale e a tratti farneticante [mi ricorda qualcuno, ndr].
In realtà quello che considero il mio primo vero post è il successivo, in cui racconto un po’ di me, compreso il motivo per cui ho deciso di chiamare il blog thesunmother.

Nato come diario per mio figlio e come strumento di condivisione dei dubbi e delle insicurezze della vita di mamma per me, il blog è diventato in breve tempo una valvola di sfogo ed un punto di incontro con altre persone, non solo mamme, che con commenti o email mi hanno non solo letto, ma sostenuto, incoraggiato, fatto ridere e anche fatto commuovere [GRAZIE].

Grazie a thesunmother ho anche conosciuto persone incredibilmente belle, tra le quali ho scoperto nuove affinità elettive, e sono stata coinvolta in progetti interessanti di cui sono fiera di fare parte.

Così, per festeggiare insieme ai miei followers (♥ WoW ♥) il primo compleanno del blog e tutte le cose belle che ha portato con sè, ho pensato ad un premio!
Anzi, da brava bloggah dovrei dire ad un Giveaway, anche se fino ad un anno fa non sapevo neanche cosa diamine fosse.
A dirla tutta, la prima volta che ho visto la parola “Giveaway!” come titolo del post di una blogger, ho pensato che fosse una specie di inno al femminismo e alla disinibizione della donna moderna, perchè l’ho scambiato per “Give IT away!” (“Dalla via!”, cit. omonima canzone dei RHCP). [Mhmm ecco, sto farneticando].

Purtroppo ho appena scoperto che i Giveaway sono vietati dal Ministero dello Sviluppo Economico in quanto concorsi a premi. Quindi cari follower, questo non è un giveaway, ma è un regalo per uno di voi da parte mia.
Il regalo va a Bianca di Volevo chiamarle Frida, perché é grazie a lei che non pagherò multe salatissime e perché se fossi finita in galera si era offerta di portarmi le arance.

Il regalo che riceverà é Judith Pollock!

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Si tratta di un bellissimo Babaccio fatto dalle sante manine di Isabo’- Borse in stoffa, una mia vecchia amica di perline, con la quale (e con Mirza!), in un’altra vita, mettevo in piedi bancarelle di oggetti hand made ai lati del palco di Spaziale Festival.
Io ovviamente producevo oggetti di dubbio gusto, ma lei è sempre stata bravissima ed oggi lo ha fatto diventare una vera e propria attività: potete acquistare le sue creazioni (i Babacci, ma anche borse, pochette e cose sfiziose) sul suo sito.

Giveaway thesunmother

A tutti gli altri che mi hanno seguito in quest’anno o che sono passati di qui per caso regalo invece il più stretto dei miei abbracci, con l’affetto che si riserva alle persone care.

Infine, se già non lo fate, vi ricordo che potete seguirmi in uno (o più, se vi fa piacere) di questi modi:

  1. iscrivendovi alla newsletter attraverso la finestra “Follow me” (la trovate a destra nella home page), per ricevere una email ogni volta che pubblicherò un nuovo articolo
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A prestissimo e tanti auguri di Buona Pasqua a tutti!

Song: Give it away (Red Hot Chili Peppers)