Sviluppo del Linguaggio #2

  • Nome: Àpopo
  • Luogo di nascita: Nano (Milano)
  • Età: Dudo [ma qualche volta Tette, ha smania di crescere :)]
  • Cibo preferito: Pe-ppe (Pesce), Pillil-hi (Piselli), P-ciutto (Prosciutto), Paaschta (Pasta); in generale ami il Tetonto (Secondo Piatto)
  • Animali domestici: Pippi (Mrs Ipi) e Pippa/Icca (Mister Lisca), sono due Mèh (Gatti)
  • Ami giocare con: Tinìni (Chiodini), Lalla (Palla), Tai (Chiavi), Mimbi (Bimbi)
  • Libricini preferiti: Peppa (Peppa Pig), Giulglio (Giulio Coniglio), Bruum (La Macchina del Capo), Pem Pem (Singing Ya-Ya)
  • Cartoni animati preferiti: Pollò-lo (Pororo il Pinguino), Sci-scì (Shaun the Sheep), Peppa
  • Quando ricevi qualcosa dici sempre: Atzie (Grazie)
  • Di chi è questo (oggetto qualsiasi in mano ad altri): Mii, Mii (Mio, Mio)
  • Quanto bene vuoi alla mamma? (non parla)
  • Quanto bene vuoi al papà? (silenzio)
  • Ehm, vabbè. Quanto ti manca alla pensione? Taaaaaan! (Tanto)

         [Maledettamente ironico già da piccolo. Aiuto! :D]

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Grazie

Dopo mesi di preoccupazione e settimane di apnea nell’attesa di un responso finale, è arrivata la notizia, la più bella che un genitore possa ricevere.

Quando un figlio sta male il carico emotivo che grava sui suoi genitori è difficile da gestire, col passare del tempo le risorse emotive e fisiche si consumano e talvolta corrono il rischio di esaurirsi del tutto.

Mantenere l’ottimismo e sforzarsi di pensare positivo, seppur nella consapevolezza della situazione, aiuta moltissimo, mentre minimizzare il problema, soprattutto se a farlo sono le persone che ci dovrebbero sostenere, può essere controproducente, perché aumenta l’isolamento del genitore, che non riesce a condividere il proprio stress emotivo con chi lo circonda e lo fa sedimentare sul petto in un grosso macigno.

Aiuta l’affetto e la vicinanza delle persone care.

Aiuta sostenersi a vicenda, anche se a volte è difficilissimo e l’unica cosa che si finisce per fare è riversarsi addosso l’un l’altro le proprie paure e il proprio senso di ingiustizia, perché al mondo non c’é nulla di più ingiusto di un bambino che sta male.

Martedì scorso è stato il giorno più bello della nostra vita e resterà il punto di partenza per una nuova vita, in cui mi auguro di dare sempre il giusto valore alle piccole e grandi difficoltà, e di non dimenticare mai di ringraziare per la fortuna che abbiamo avuto.

L’igiene prima di tutto

Pare che i bambini siano naturalmente dotati di meccanismi di difesa immunitaria e di anticorpi che permettono loro di adattarsi rapidamente agli ambienti che li circondano.

C’è poi il fatto che né io né mio marito ci allarmiamo se Pimpi mette le mani dappertutto e se qualche volta riesce subito dopo a portarsele alla bocca non ci strappiamo i capelli.
Lasciamo che accarezzi i nostri gatti, che sono vaccinati, sani, soffici e puliti, senza costringerlo ogni minuto a lavarsi le mani. Lasciamo che loro gli si struscino addosso mentre lui è seduto sul tappeto a giocare, senza passargli la spazzola adesiva sulla felpa un secondo dopo.

Il pavimento viene lavato, salvo casi eccezionali, una volta alla settimana.
Se mentre mangia scaraventa il suo bicchiere sul pavimento, non lo sciacquiamo sotto l’acqua corrente, glielo ridiamo.

Possiamo quindi dire che a casa nostra, fatta salva l’osservanza delle principali regole fondamentali dell’igiene, non regna la fobia dei microbi.

Questo finché non ho visto mio figlio fare le seguenti azioni:
– scovare briciole tra le fughe del pavimento e mangiarle
– mangiare i croccantini dei gatti direttamente dalle loro ciotole, senza usare neanche le mani.
– inzuppare nella loro acqua uno dei suoi peluche spugnosi e poi ciucciarlo estasiato.
– combattere contro ignoti avversari invisibili, armato di scovolino del cesso sgocciolante.
– scavare a mani nude nella cassettina dei gatti, ridendo.
– infilare lo spazzolino da denti (quello mio o quello del papà, mai il suo) nello scarico del bidet, fino all’impugnatura, poi tentare di ciucciarlo (operazione riuscita).
– infilare lo spazzolino da denti nel water, sfregando bene sulle pareti interne dello stesso, poi tentare di ciucciarlo (operazione non riuscita).
– togliere la polvere tra le colonne del termosifone con lo spazzolino da denti.
– sfregare il suo nuovissimo ciuccio nella sabbietta dei gatti (vedi foto) e poi offrirlo generosamente a noi o ai gatti.

Ora, lo ammetto, un po’ di fobia mi è venuta.
Soprattutto quando mi lavo i denti. 😯

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Every step you take (with Benzina Ogoshi)

Un momento prima è lí che gattona sicuro e coordinato come un piccolo robottino. Che a vederlo pensi che non camminerà mai, data l’efficienza e la velocità dei movimenti, da fare invidia ad un centometrista (a quattro zampe).
Un momento dopo si alza in piedi da solo e inizia a camminare appoggiandosi a cose e persone, continuando però a preferire il gattonamento per i percorsi più lunghi o tortuosi.

E un millisecondo dopo, ZOT!

L’evoluzione.

Stringendo il telefono del Papà, dal quale ascolta i Subsonica, inizia a ballare, flettendo le ginocchia e dondolando il culone, agitando entrambe le braccia.

Si stacca dal divano, continuando a ballare e a dimenare le braccia.
Vede il Papà a qualche metro da lui, con le braccia aperte [vieni, vieni..], riflette un attimo, aspetta il ritornello [non siete riusciti a bissare/microchip emozionale!!!!!] e VIA!!

Un passo dietro l’altro, un po’ traballante come Forrest Gump bambino, quando cammina claudicante con i tutori, e con le braccia alzate, raggiunge il Papà!

Momento di pura commozione. E gioia. E orgoglio. E stupore.

Insomma, ancora non mi capacito. Solo ieri era l’equivalente di un’ameba cigliata che si spostava strisciando, oggi è lì in posizione eretta, fiero e sorridente, che cammina.
Che balla! Che cammina!

E ora, chi lo ferma piú? 😉

Songs: Every breath you take (The Police)
Benzina Ogoshi (Subsonica)

It’s evolution, baby!

Ultimamente le matasse che sbroglio per mestiere hanno preso possesso di me, del mio tempo e delle mie (poche) energie residue [al netto di quelle investite nella gestione degli ennemila risvegli notturni di Pimpi]. Così, nonostante lui abbia compiuto un anno ormai da più di 2 settimane, non ho ancora avuto un attimo per scrivere dei mirabolanti progressi di questo Signorino così simpatico, ironico, cocciuto, coccolone e insonne che ormai da un anno ci ha resi famiglia.

Prima di tutto, notizia del secolo, ha finalmente imparato a battere le mani!
Il suo amichetto di nursery batteva le mani già a 5 mesi, forse anche prima, forse anche alla nascita, ma lui zero, neanche ci provava. Anzi, appena qualcuno intonava “battimanine che viene papà“, si voltava dall’altra parte indignato con l’espressione di chi non si abbasserebbe mai a far tanto. Ma de che, aó?
Molto meglio ciucciare forsennatamente esseri viventi e cose, prendere a morsi in testa Lisca (il gatto maschio) per sputacchiarne il pelo, scovare con le dita a pinza ciuffetti di polvere dagli angoli più reconditi della casa e [ovviamente] mangiarli, gattonare velocissimo sino alle ciotole dei mici per sgranocchiare con gusto i croccantini e infilare le braccia sino al gomito nella loro acqua, oppure, all’apice del suo personalissmo sviluppo psicomotorio, battere ogni record di triplo avvitamento e messa in piedi sul fasciatoio, ovviamente nel preciso istante in cui slacciamo il pannolino pieno zeppo di liquidissime feci.
Media palette della giuria: 10. Fans: in delirio.

Ora invece batte le mani! Quando sente la musica di qualsiasi tipo, comprese le campane della chiesa, quando canticchiamo e quando è felice! 🙂

Quest’estate, appena rientrati a casa dalle vacanze, aveva iniziato a gattonare per inseguire Lisca e Ipi e in poco tempo ha imparato a gattonare benissimo e a mettersi in piedi da solo, appoggiandosi con una o due mani ai divani, ai mobili o alle nostre gambe. Ogni tanto cammina da solo per due o tre passi, ma il più delle volte cammina in completa aderenza a muri e divani come spiderman, oppure tenendo una mano.

Fra le sue attività preferite inoltre:
– fare i versi degli animali, a modo suo: il cane fa Uh! Uh! Uh!, il cavallo fa tlac tlac e il dinosauro fa Aaaahahahahahahmmm, con annessa stretta di fauci e impronta dentaria sulla carne altrui;
– giocare con il libro dei versi degli animali della fattoria, il particolare fare “il richiamo del pecorone” con il Papà;
– fare piccoli scherzetti per farci ridere, come nascondersi dietro qualcosa e spuntare fuori all’improvviso dicendo Cucù o scappare via divertito se facciamo finta di inseguirlo (“aspetta a me aspetta a me aspetta a me“);
– mandare bacetti 🙂 🙂 🙂
– telefonare con il telefono giocattolo, ma anche con: pila, tappini di latta, palline di legno, telecomandi, scatole di scartone e all'occorrenza scarpine, urlando parole incomprensibili e ridacchiando tra sè e sè;
– aspettare pazientemente che qualche ingenuo costruisca per lui una piramide di scatole, per poi immedesimarsi in Godzilla e scaraventarle tutte giù facendo Aaaahahahahahahmmm!! [uguale al feroce dinosauro];
– rotolare nel lettone mentre gli facciamo il solletico (“Gattu Marrau, Gattu Marrau, Gattu Marrau, Marrau, Marrau!“) e gli diamo i morsetti sulle cosciotte cicciotte.
– battere con il martelletto giocattolo da me ribattezzato naif super (avete presente il libro? ecco, mio figlio è il protagonista da piccolo) su quattro povere palline di legno;
– giocare con ogni tipo di chiave, cercando di infilarla pericolosamente in ogni tipo di buco;
– camminare da solo appoggiato alla sua nuova macchinina (regalo adorato dei padrini) 🙂

Infine, con nostro grande stupore, ha iniziato a parlottare il pimpilese, una lingua sconosciuta di ceppo arabo-giapponese e fatta di bisillabi,in cui la parola cacca spunta sempre fuori, in un modo o nell’altro 🙂

Song: Do the Evolution (Pearl Jam)