Every step you take (with Benzina Ogoshi)

Un momento prima è lí che gattona sicuro e coordinato come un piccolo robottino. Che a vederlo pensi che non camminerà mai, data l’efficienza e la velocità dei movimenti, da fare invidia ad un centometrista (a quattro zampe).
Un momento dopo si alza in piedi da solo e inizia a camminare appoggiandosi a cose e persone, continuando però a preferire il gattonamento per i percorsi più lunghi o tortuosi.

E un millisecondo dopo, ZOT!

L’evoluzione.

Stringendo il telefono del Papà, dal quale ascolta i Subsonica, inizia a ballare, flettendo le ginocchia e dondolando il culone, agitando entrambe le braccia.

Si stacca dal divano, continuando a ballare e a dimenare le braccia.
Vede il Papà a qualche metro da lui, con le braccia aperte [vieni, vieni..], riflette un attimo, aspetta il ritornello [non siete riusciti a bissare/microchip emozionale!!!!!] e VIA!!

Un passo dietro l’altro, un po’ traballante come Forrest Gump bambino, quando cammina claudicante con i tutori, e con le braccia alzate, raggiunge il Papà!

Momento di pura commozione. E gioia. E orgoglio. E stupore.

Insomma, ancora non mi capacito. Solo ieri era l’equivalente di un’ameba cigliata che si spostava strisciando, oggi è lì in posizione eretta, fiero e sorridente, che cammina.
Che balla! Che cammina!

E ora, chi lo ferma piú? 😉

Songs: Every breath you take (The Police)
Benzina Ogoshi (Subsonica)

It’s evolution, baby!

Ultimamente le matasse che sbroglio per mestiere hanno preso possesso di me, del mio tempo e delle mie (poche) energie residue [al netto di quelle investite nella gestione degli ennemila risvegli notturni di Pimpi]. Così, nonostante lui abbia compiuto un anno ormai da più di 2 settimane, non ho ancora avuto un attimo per scrivere dei mirabolanti progressi di questo Signorino così simpatico, ironico, cocciuto, coccolone e insonne che ormai da un anno ci ha resi famiglia.

Prima di tutto, notizia del secolo, ha finalmente imparato a battere le mani!
Il suo amichetto di nursery batteva le mani già a 5 mesi, forse anche prima, forse anche alla nascita, ma lui zero, neanche ci provava. Anzi, appena qualcuno intonava “battimanine che viene papà“, si voltava dall’altra parte indignato con l’espressione di chi non si abbasserebbe mai a far tanto. Ma de che, aó?
Molto meglio ciucciare forsennatamente esseri viventi e cose, prendere a morsi in testa Lisca (il gatto maschio) per sputacchiarne il pelo, scovare con le dita a pinza ciuffetti di polvere dagli angoli più reconditi della casa e [ovviamente] mangiarli, gattonare velocissimo sino alle ciotole dei mici per sgranocchiare con gusto i croccantini e infilare le braccia sino al gomito nella loro acqua, oppure, all’apice del suo personalissmo sviluppo psicomotorio, battere ogni record di triplo avvitamento e messa in piedi sul fasciatoio, ovviamente nel preciso istante in cui slacciamo il pannolino pieno zeppo di liquidissime feci.
Media palette della giuria: 10. Fans: in delirio.

Ora invece batte le mani! Quando sente la musica di qualsiasi tipo, comprese le campane della chiesa, quando canticchiamo e quando è felice! 🙂

Quest’estate, appena rientrati a casa dalle vacanze, aveva iniziato a gattonare per inseguire Lisca e Ipi e in poco tempo ha imparato a gattonare benissimo e a mettersi in piedi da solo, appoggiandosi con una o due mani ai divani, ai mobili o alle nostre gambe. Ogni tanto cammina da solo per due o tre passi, ma il più delle volte cammina in completa aderenza a muri e divani come spiderman, oppure tenendo una mano.

Fra le sue attività preferite inoltre:
– fare i versi degli animali, a modo suo: il cane fa Uh! Uh! Uh!, il cavallo fa tlac tlac e il dinosauro fa Aaaahahahahahahmmm, con annessa stretta di fauci e impronta dentaria sulla carne altrui;
– giocare con il libro dei versi degli animali della fattoria, il particolare fare “il richiamo del pecorone” con il Papà;
– fare piccoli scherzetti per farci ridere, come nascondersi dietro qualcosa e spuntare fuori all’improvviso dicendo Cucù o scappare via divertito se facciamo finta di inseguirlo (“aspetta a me aspetta a me aspetta a me“);
– mandare bacetti 🙂 🙂 🙂
– telefonare con il telefono giocattolo, ma anche con: pila, tappini di latta, palline di legno, telecomandi, scatole di scartone e all'occorrenza scarpine, urlando parole incomprensibili e ridacchiando tra sè e sè;
– aspettare pazientemente che qualche ingenuo costruisca per lui una piramide di scatole, per poi immedesimarsi in Godzilla e scaraventarle tutte giù facendo Aaaahahahahahahmmm!! [uguale al feroce dinosauro];
– rotolare nel lettone mentre gli facciamo il solletico (“Gattu Marrau, Gattu Marrau, Gattu Marrau, Marrau, Marrau!“) e gli diamo i morsetti sulle cosciotte cicciotte.
– battere con il martelletto giocattolo da me ribattezzato naif super (avete presente il libro? ecco, mio figlio è il protagonista da piccolo) su quattro povere palline di legno;
– giocare con ogni tipo di chiave, cercando di infilarla pericolosamente in ogni tipo di buco;
– camminare da solo appoggiato alla sua nuova macchinina (regalo adorato dei padrini) 🙂

Infine, con nostro grande stupore, ha iniziato a parlottare il pimpilese, una lingua sconosciuta di ceppo arabo-giapponese e fatta di bisillabi,in cui la parola cacca spunta sempre fuori, in un modo o nell’altro 🙂

Song: Do the Evolution (Pearl Jam)

Un anno fa

Oggi un anno fa.

Carrozzina: pronta.
Primo corredino: pronto.
Borsa per l’ospedale: pronta.
Documenti: pronti.
Pasti leggeri fatti di aria e patate: pronti.

Futura mamma: apparentemente pronta.

In realtà terrorizzata come una lepre accecata dai fari di una macchina.

L’indomani era infatti la data programmata per il parto cesareo, necessario a causa di una seria e pregressa nevralgia al nervo pudendo.

Durante la gravidanza non avevo mai avuto così tanta paura, neanche quando abbiamo rischiato di perderti. Invece quella sera avevo paura. Tanta.
Era una paura generica, totalizzante e paralizzante, matrioska di molte altre paure, tra cui, in ordine sparso:
– paura per la tua salute
– paura di non essere una brava madre
– paura di essere una madre di serie B perchè non avrei partorito naturalmente
– paura di non poter fare piú tutte le cose che avevo fatto sino ad allora
– paura di rompere l’equilibrio raggiunto negli anni con il mio compagno
– paura di restare sola nella sala operatoria e paura dell’operazione, ma soprattutto del post operazione
– paura di separarmi dal bambino immaginario che era nella mia pancia e di incontrare per la prima volta il bambino reale che sarebbe nato da essa.
– paura di non piacerti
– paura di non farcela
– paura di non poter tornare piú indietro.

Quella sera ho parlato a lungo a quell’enorme pancia tesa come la pelle di un tamburo, raccontandoti le mie paure, chiedendoti di aiutarmi a superarle, di essere paziente ed indulgente con me e con gli sbagli che avrei certamente fatto.
Chiedendoti di innamorarti di me dal primo istante e per sempre.
Assicurandoti che io già ti amavo, che avrei fatto di tutto per proteggerti e che ce l’avrei messa tutta per essere una madre perfetta buona.

L’ultima immagine che ricordo, prima di addormentarci per l’ultima volta abbracciati nello stesso corpo, è quella di tuo padre che ci bacia e mi rimbocca le lenzuola come se fossi una bambina, con calma. Poi mi guarda negli occhi e mi dice che ha paura anche lui, ma che andrà tutto bene .
Poi ci dice buonanotte e mi accarezza la pancia, dicendoti: “A domani”.