Imprinting di ritorno

Alla fine l’ho fatto davvero: ho richiesto un periodo di congedo parentale facoltativo per 2 mesi, ho aggiunto un po’ di ferie e io e Pimpi ci siamo trasferiti in Sardegna, dove rimarremo sino a fine agosto.
La famigliola si è divisa, perchè Papà (con i Feroci Felini e Rinco) resterà a Milano quasi tutto il tempo, raggiungendoci quando possibile, lavoro e costo dei biglietti aerei e navali permettendo.

Dunque eccoci qui, nel posto in cui sono cresciuta, tra la gente che mi conosce da sempre a cui voglio un bene radicato nel profondo del cuore, di fronte al mio adorato mare, custode di tutti i sogni di bambina e di adolescente, tra le piante del giardino piantate da me ormai 25 [ 😯 ] anni fa.

Non facevo due mesi e mezzo di mare dai tempi della scuola, che ha dato a tutti noi ragazzi l’indelebile imprinting delle vacanze lunghe da giugno a settembre, ed ero piuttosto emozionata all’idea di tornare indietro nel tempo in cui le estati erano lunghissime e intense, fatte di giornate di sole, mare, nuotate e chiaccherate con gli amici della “Compagnia”, seguite da serate e notti a bere, ballare, fare faló in spiaggia, aspettare l’alba e poi rincasare, fare una doccia e tornare giú in spiaggia a dormire.

Con questi ricordi nella testa e con lo spirito da imprinting di ritorno, immaginavo di tornare d’un tratto adolescente e di godermi di nuovo una delle lunghe estati di un tempo.

Sì, vabbè, lo so che ora c’è Pimpi, che i ritmi ormai sono dettati dalle sue sacrosante ed ineluttabili necessità, ma mi illudevo di riuscire a fare tutto, almeno la metà, un terzo, un quarto UNA cosa di quelle che facevo un tempo.

E invece.

Siamo qui da 8 giorni, fa talmente caldo che mi sudano via anche i pensieri, eppure, nonostante io vada al mare tutti i giorni, non ho ancora fatto un bagno*.

Come gli anziani, arrivo in spiaggia alle 7 e me ne vado prima delle 9.
Nel mentre cerco di impedire che delle piccole manine ciaciotte portino in bocca chili di sabbia e fi convincere dei piccoli piedini altrettanto paffuti che l’acqua del mare non è fredda [a quell’ora infatti è gelida], ma senza il minimo successo.
Siamo soli io e lui, quindi se lui non fa il bagno, non lo riesco a fare neanche io.

Dunque mi sciolgo al sole mentre lui occupa tutta l’ombra disponibile, finchè non si lamenta vigorosamente facendo i suoi soliti colpetti di tosse da finto tisico, così si torna a casa, 750 m in salita, ovviamente carica come un cammello afghano e con almeno 2 lustri di sonno arretrato. Devo essere masochista inside.

Sono sicura di avere visto qualche volta dei bimbi dell’età di Pimpi beatamente addormentati all’ombra in spiaggia, mentre il miracolato genitore leggeva serenamente un libro.

Ora sono quasi certa che fossero dei cartonati.

*Mandatemi pure a cag Insultatemi pure, voialtri che state patendo il caldo di città e che il mare lo vedrete per 2 settimane ad agosto.
In fondo, avete ragione.

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