Happy Birthday, Mr Pimpi!

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Un anno fa

Oggi un anno fa.

Carrozzina: pronta.
Primo corredino: pronto.
Borsa per l’ospedale: pronta.
Documenti: pronti.
Pasti leggeri fatti di aria e patate: pronti.

Futura mamma: apparentemente pronta.

In realtà terrorizzata come una lepre accecata dai fari di una macchina.

L’indomani era infatti la data programmata per il parto cesareo, necessario a causa di una seria e pregressa nevralgia al nervo pudendo.

Durante la gravidanza non avevo mai avuto così tanta paura, neanche quando abbiamo rischiato di perderti. Invece quella sera avevo paura. Tanta.
Era una paura generica, totalizzante e paralizzante, matrioska di molte altre paure, tra cui, in ordine sparso:
– paura per la tua salute
– paura di non essere una brava madre
– paura di essere una madre di serie B perchè non avrei partorito naturalmente
– paura di non poter fare piú tutte le cose che avevo fatto sino ad allora
– paura di rompere l’equilibrio raggiunto negli anni con il mio compagno
– paura di restare sola nella sala operatoria e paura dell’operazione, ma soprattutto del post operazione
– paura di separarmi dal bambino immaginario che era nella mia pancia e di incontrare per la prima volta il bambino reale che sarebbe nato da essa.
– paura di non piacerti
– paura di non farcela
– paura di non poter tornare piú indietro.

Quella sera ho parlato a lungo a quell’enorme pancia tesa come la pelle di un tamburo, raccontandoti le mie paure, chiedendoti di aiutarmi a superarle, di essere paziente ed indulgente con me e con gli sbagli che avrei certamente fatto.
Chiedendoti di innamorarti di me dal primo istante e per sempre.
Assicurandoti che io già ti amavo, che avrei fatto di tutto per proteggerti e che ce l’avrei messa tutta per essere una madre perfetta buona.

L’ultima immagine che ricordo, prima di addormentarci per l’ultima volta abbracciati nello stesso corpo, è quella di tuo padre che ci bacia e mi rimbocca le lenzuola come se fossi una bambina, con calma. Poi mi guarda negli occhi e mi dice che ha paura anche lui, ma che andrà tutto bene .
Poi ci dice buonanotte e mi accarezza la pancia, dicendoti: “A domani”.