Lamentazioni

20121110-092319.jpg Non che non ce ne fossimo già resi conto, ma in questi giorni l‘importanza di avere dei parenti vicino (o, almeno, ad una ragionevole distanza) si è fatta ancora più evidente.

Pimpi ha la febbre altissima da quattro giorni, la notte si sveglia piangendo ogni 10 minuti, di giorno si lamenta e piange di continuo, mangia pochissimo. In quattro giorni ha perso un chilo, povero.
Non è la prima volta che ha la febbre, ma stavolta non accennava ad abbassarsi e abbiamo dovuto dargli (di nuovo) l’antibiotico, come consigliato dalla pediatra.

Il sentimento più forte in questi giorni, oltre alla preoccupazione per la sua salute e al senso di impotenza che proviamo nel vederlo stare male e non poter aiutarlo a guarire più in fretta, è la solitudine. Esattamente come quando è nato, un gran senso di solitudine, di mancata condivisione di momenti ed emozioni quotidiane con le persone più care, di mancato sostegno, non quello emotivo, ma quello materiale, di una cena pronta, di una spesa fatta, di due ore di svago, di una telefonata in tranquillità, di un po’ di compagnia in quelle interminabili ore segnate dal reflusso e in questi interminabili giorni in cui sta male e richiede tutte le nostre energie, di giorno e di notte, senza soluzione di continuità, senza pause.

I nostri parenti più prossimi sono i suoi zii, che vivono a 300 km di distanza e hanno avuto un bimbo anche loro l’anno scorso, quindi anche loro hanno un bel da fare.

Poi ci sarebbero i nonni paterni, a 400 km di distanza in una cittadina raggiungibile solo dopo 4,5/5 ore di macchina [lungo una strada che definire pessima è un complimento], giacchè da quelle parti non arrivano né aerei, nè treni.

Infine i nonni materni e la mia adorata sorella-cugina, distanti 500 km al di là del mare, in una ridente cittadina raggiungibile via nave o via aereo. Per assurdo, nonostante la maggiore distanza, si arriva lí in un’ora di aereo, con tempi di spostamento casapimpi-casanonni di due ore al massimo. Peccato che i biglietti aerei non li regalino e che viaggiare leggeri con un bimbo di 1 anno sia impossibile.
Forse pensate: “che esagerata, io e il mio ragazzo facciamo stare tutto il necessario per un week-end romantico in un mini trolley, e avanza anche posto per i souvenir!”
Ecco. Beh. Due vestiti un paio di tacchi e una scatola di preservativi non occupano esattamente lo stesso spazio dell’entourage che si porta dietro un bimbo così piccolo, tra cibo, cambi, medicine, coniglio della nanna e cotillon.

Per fortuna ci sono gli amici, anche se la maggior parte di loro vive a Torino, nostra amata città di adozione, oppure, se di Milano, tengono famiglia pure loro.

Quindi: abbiamo imparato ad arrangiarci da soli, sostenendoci a vicenda, cercando di fare squadra, anche se non è sempre facile organizzarsi, dato che entrambi lavoriamo e che, appunto, possiamo contare solo sulle nostre forze.
E non sempre riusciamo a fare tutto quello che vorremmo come lo vorremmo, ma ci proviamo, insieme.
Del resto, come si suol dire, di necessità, virtù.

p.s. Pimpi mi ha generosamente passato l’influenza, ed io, quando ho la febbre alta e devo limitare il dispendio di energie, stando a letto tappata in casa, divento subito di cattivo umore. Ed ecco anche spiegato il perchè di questo post così lamentoso.
Portate pazienza.

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