Sleepless nights

Sono ormai 3 mesi che Pimpi si sveglia almeno 3 volte per notte.
Quando va bene.
Quando va male, cioè 5 notti su 7, almeno 7 volte con punte di 17.
NO JOKE.

Finchè non dovevo andare a lavorare e interagire con clienti e colleghi tutto sommato me la cavavo, dormivo un paio d’ore [ovviamente non continuative] di giorno e quando mio marito si offriva [anche spesso, Santo Subito] addirittura qualche notte quasi intera.
Non che fosse facile, ma andavo avanti.

Ora è un INFERNO.
Di notte non dormo, di giorno cerco di rimanere connessa col mondo e con me stessa finchè sono in ufficio, poi peró scatta un meccanismo di difesa e vado in saving energy.
A casa faccio la maggiorparte delle cose in automatico e quando mi fermo rischio di addormentarmi in piedi…e mi distraggo.

E cosí, in un momento di distrazione, Pimpi è volato giù dal letto. Due volte. 😦

La prima volta c’era anche mia madre, è caduto al rallenting e ha pianto un pochino, la seconda ero da sola ed è caduto rovinosamente, piangendo disperato.
Per fortuna non è si è fatto nulla e dopo 5 minuti si è fatto le sue solite sghignazzate, peró a me per poco non veniva un coccolone e mi sento ancora di mer da schifo.
E se si fosse fatto male?
La pediatra ha detto, as usual, che è normale, che i bambini cadono e che sono di gomma.

“..comunque stanotte mentre dorme gli dia un pizzicotto e veda se si sveglia”

” 😯 …e se non si sveglia??”

“Vedrà che si sveglia, non stia lì a preoccuparsi”

“…”

Immaginate che bella nottata senza preoccupazioni e senza alcunissimo senso di colpa che ho passato!

E a voi è mai successo? Come vi siete sentite?
Io sono un filino presa male.

E poi, come si fa a soppravvivere senza dormire?

Song: Sleepless nights (Eddie Vedder)

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Just milk, please

L’altra mattina mentre andavo in ufficio pioveva. Il diluvio universale: pioggia torrenziale, che scendeva anche di traverso. 7.50 di un mattino assonnato e pure un po’ depre conseguenza dell’ennesima notte di risvegli del fagotto.
Continui risvegli. Ripetuti e continui risvegli. Ripetuti, continui e, stando alla pediatra, normali risvegli.
Signora, non si preoccupi, è normale“. Lo ripete come un disco rotto ad ogni mia domanda.
“Pimpi è sempre incatarrato come un vecchio fumatore di pipa”
Signora, non si preoccupi, è normale
“Non fa la cacca per tre giorni e quando finalmente riesce, è un culurgiones
Signora, non si preoccupi, è normale
“Vomita come l’esorcista”
Signora, non si preoccupi, è normale
“Si sveglia ogni 45 min di notte urlando come se lo stessero scuoiando vivo”
Signora..[vacilla]..non si preoccupi..è..normale
Seeee!!! Ma chi ci crede!
Lo dice solo per non avermi sulla coscienza, ma si vede lontano un miglio che in realtà pensa: “POVERACCIA E ORA COME GLIELO DICO CHE HA VINTO IL JOLLY DEL BIMBO INSONNE????”
Ciononostante mi rifila [fintamente] speranzosa dei prodotti omeopatici diversi ogni volta che vado, nessuno dei quali ha mai funzionato 😦

Comunque, dicevo che camminavo sotto il diluvio universale vicino al mio ufficio, non una persona in giro, quando scorgo tra i fumi della pioggia un ragazzo enorme, cicciotto e pelato parente stretto di Shrek ma non verde, completamente fradicio, con una piantina in mano, fradicia anch’essa. Mi si avvicina ciondolante e mi chiede:

“Do you speak english?”
[Oh no, ora mi tocca fare il vigile urbano in inglese, che già mi viene male in italiano, cazzo.]
“Uhm. Yes.”
Mi porge la cartina e farfuglia qualcosa di incomprensibile. Noto che ha delle gocce di pioggia che colano dalle ciglia, da quanto è bagnato, e scatta subito l’istinto materno, quindi gli offro riparo sotto il mio micro ombrello, così iniziamo a bagnarci entrambi.

“Uhm. Are you lost?”
“YES! YES! Please can you help me?”
Cerco di capire dove deve andare, ma la piantina è totalmente illeggibile. Toglie dall’enorme mano da troll un altro foglio, che da asciutto diventa bagnato ed illeggibile in soli 20 secondi. [ma di che cacchio di carta son fatti ‘sti fogli? Carta velina??]
Prima che il foglio si disintegri del tutto riesco a leggere il numero di telefono della persona da cui deve andare.

“Did you call this number?”
“I tried, but..”
E di fronte ai miei occhi cerca di ridigitare il numero sul suo iphone, ma è un compito impossibile per le sue dita ciccione e bagnate. Provo io. Nulla, il telefono è oleosissimo [cerco di non chiedermi il perchè..]. Tiro fuori il mio telefono e provo a fare il numero, ma suona laconico a vuoto.

Presa dalla sindrome della buona samaritana lo invito a trovare riparo nel mio ufficio…quando mi accorgo che ha un gigantesco trolley (il trolley del troll..ahahah) ed uno scatolone (ovviamente, fradicio, chettelodicoafare) dall’aspetto pesanterrimo.
Vabbè, trascino il trolley con una mano, tengo l’ombrello con l’altra cercando di ripararlo e lui si carica lo scatolone. Ci dirigiamo verso l’ufficio e si presenta: “I’m Mua-a-ri-o Puo-oz-zi from Switzerland”, dice con la stessa voce metallica della segreteria automatica di Stazione Centrale. “Nice to meet you, Mua-a-ri-o”.
Entro nel prefabbricato open space meglio noto come “scatola di scarpe” seguita dal mio nuovo amico e sotto lo sguardo incuriosito dei colleghi [chi cazz’è questo qua?] gli offro qualcosa alla macchinetta del caffè.

“Do you like italian coffee, Mario?”
“Yes, italian coffee is great!!”
Si avvicina alla macchinetta, sta per scegliere un [italianissimo] caffè al gingseng, quando gli si illuminano gli occhi e mi chiede:

“Ohh, may..may I have just milk, please?”
[JUST-MILK! Quello della macchinetta! Un concentrato chimico privo di latte!…Contento tu, Mua-a-ri-o Puo-oz-zi from Switzerland]
Tutto gongolante tracanna il suo solo-latte e mi segue, con due bei baffi di schiuma di latte sopra le labbra, fino alla scrivania.

Mentre io chiamo chiunque degli uffici vicini a quello del suo ospite, per trovare qualcuno che lo adotti, nonostante l’abbondanza di sedie lui e i suoi baffi schiumosi di latte si accucciano sul suo trolley bagnato e aspettano fiduciosi, a 15 cm di distanza dalle mie spalle.

Mi ricorda un cucciolo dei cercafamiglia (ve li ricordate? questi qui).
Sto per adottarlo, quando un uomo-tricheco compare dal nulla e se lo porta via, non prima di avermi baciato la mano in segno di ringraziamento. [ma da dove è spuntato?? chi l’ha chiamato?? 😯 ]

L’amico troll mi guarda riconoscente e mi saluta con un sorrisone bonario, dicendo sottovoce “Ba-a-u!!”.

Run, Baby, Run

Sono sempre stata una tipa multitasking, o almeno ho sempre pensato di esserlo.. ma gestire un lavoro & una casa & un figlio & (se capita) una vita personale mi fa annaspare. Anf & Pant.

Non so se ce la posso fare 😯

La giornata inizia ormai sempre in salita dopo una notte tempestata di continui risvegli del fagotto e di sonni ripetutamente infranti della sottoscritta.

ore 6.45. Mi alzo sgattaiolando in bagno quatta quatta per non svegliare Pimpi, inciampo in uno dei due felini regolarmente mimetizzati ai bordi del corridoio [stanno tentando di uccidermi da quando è nato Colui che li ha spodestati dal centro dell’attenzione], sbattendo altrettanto regolarmente allo spigolo della porta con il mignolo destro [soffro in silenzio], pipì-doccia-denti quasi in simultanea, poi preparo il latte mentre mi vesto, con l’altra mano metto il cibo ai feroci felini, con l’altra mano gli metto l’acqua fresca nella ciotola [ma che cazzo ci fa Rinco nell’acqua a faccia sotto? Oddio, l’hanno affogato!], con l’altra mano mangio qualsiasi cosa dolce o salata che si possa prendere dall’armadio senza fare rumore [prima o poi mi ciuccerò una bustina di umido dei mici], con l’altra mano preparo la borsa..ah..sono già arrivata a 5 mani?
Uhmm…forse mi sto geneticamente modificando nella Dea Kalì.
O in Wonder Woman, data la velocità con cui cerco di fare tutto [peraltro senza riuscirci].

Ore 7.15. “…nghea!” [No, non è un errore di battitura, mio figlio fa “nghea”, pronunciato come gli americano dicono “Yeah”…ci fa tanto ridere!]
Oh, no, cazzo, si è già svegliato! Sono ancora in mutande!
Ok, no panic, lo lascio lì cinq minut che mi infil velocement i pant..”ngheeeea!!!”
Niente, non c’è tempo, la piccola belva ha fame. Sto in mutande.
Lo tiro su, bacini bacetti e poi via sul fasciatoio…cambio veloce di pannolino, ciucciatina di tubetto Fissan, bavaglino [ma dove diamine sono i bavaglini quando li cerchi?? Malaittu su dimoniu che mi nasconde le cose] e finalmente colazione a letto con biberon di lattuccio caldo.

Ore 7.30. Momento di pausa. Pimpi è tra le mie braccia serafico che ciuccia. Mi rilasso.
“Ciucc-Ciucc-Ciucc… Ciucc-Ciucc.. Ciucc. Sput!”
“Eh!? Già finito!? Ma erano 290 ml!”
“Eh-eh” conferma fiera l’idrovora sangue del mio sangue.
” 😯 ”
“BURP!”, conclude.

Ore 7.45. Ok, prossimo task: addormentamento. Ho a disposizione ben 15 minuti per farlo dormire. Sarebbe più realistico sperare di salvare il mondo dal riscaldamento globale facendogli ombra con un tendone. Ci provo, perchè sono ottimista (e anche un po’ scema).
“Pimpilino di mamma, ora facciamo la ninna”
“Eh-eh”
“Ora ti metto nel lettino e tu fai tanta ninna. Pciù.”
“Ah-Ah!”
“No, non è ora di ridere, è l’ora della ninna. Pciù, Pciù”.
“AH-AH-AH! PRRRR! BRRRIIII! UMPF UMPF BRIIIII!!”.
Proseguiamo così qualche minuto, io ad implorare e lui a sghignazzare e ridere [di me, sospetto].

Ore 8.05. La maggiorparte delle volte a quest’ora io sono già stravolta e ho bisogno di un’altra doccia. Lui, non so neanche io come sia possibile, dorme. Forse si stanca a ridere, forse inizia la digestione. O forse gli faccio pena.
Sulle restanti volte stenderei un velo pietoso.

Ore 8.06. Già in ritardo, infilo i pantaloni ed esco di casa, cerco di uscire dal parcheggio creativo [vivo a Milano] in cui mi sono infilata la sera prima e mi dirigo in ufficio. Accendo la radio. Mi rilasso. Alla guida. Io. Se me l’avessero detto 1 anno fa non ci avrei creduto.

Ore 8.30. Inizia la mia giornata lavorativa. Di mestiere faccio ufficialmente la “sbrogliamatasse”. Usufruisco delle ore di allattamento, quindi dovrei stare in ufficio 6 ore (senza pausa pranzo), ma siccome sono scema, sono più le volte in cui mi fermo di più a smatassare (e le ore in più non sono pagate) che quelle in cui torno a casa presto [si, sono proprio scema].

Ore 15.50. Entro in casa, pranzo ingollando pietanze fredde e scotte con Pimpi attaccato come una cozza agli scogli. Qualche volta bevo.

Ore 16. Milk Time. Fasciatoio veloce, ciucciatina di paperella di gomma, poi latte. Non mi rilasso perchè Pimpi vuole giocare, ridere, scherzare, ciucciarsi i piedi e seviziare i suoi giochi mentre beve il latte. Lottiamo finchè decide di avere mangiato a sufficienza. Propongo la frutta che mi viene sputata in faccia.

Ore 16.35. Infilo Pimpi nel marsupio e lo porto a fare un giro [è primavera!]. Ormai non si addormenta più mentre siamo fuori, quindi se mi fermo si lamenta, così cammino per 1 ora, finchè le spalle non si staccano dal corpo. Torno a casa stanca e sudata, rimpiangendo l’inverno.

Ore 18. Lo metto a ninna, non senza piangiutine e ribellioni. Faccio il brodo, passo le verdure e metto tutto via. Preparo la cena per noi. Attacco la lavatrice. Scarico la lavastoviglie. Pulisco il cessetto dei mici. Ritiro la biancheria stesa. Pulisco il bagno. Preparo la vasca per il suo bagnetto. Tutto in punta di piedi, per non svegliare il bimbo con l’udito più fine dell’universo.

Ore 19. “Ngheeeea!!!!!”. Bacini bacetti via al fasciatoio, lotta per spogliarlo. Lo infilo nella vasca e inizia a pedalare dalla felicità, ciuccia, morde e limona tutto ciò che trova, compresa la spugna, che si strizza in bocca bevendo l’acqua insaponata. Gli va di traverso mentre ride. Mi viene un infarto. Sopravvive allegro. Asciugatura-Massaggio-Messainpiega-Coccole-Maledettafisiologica.

Ore 19.30. Dinner Time. Brodo-verdura-formaggio-olio-frullotutto-medicina-3bavaglini. Aaaahm!! Mangia quasi tutto, verso la fine però devo sempre deliziarlo cantando il Barbiere di Siviglia, altrimenti non finisce di mangiare. Gli do qualcosa da ciucciare mentre mangiamo noi. Ultimamente come primo piatto va alla grande il passato di verdura [chissà perchè..]!

Ore 21.30. Lo mettiamo a ninna. Qui dovrebbe finalmente arrivare la Y di Tracy Hogg, cioè il time for Yourself. [cioè lavo i piatti, preparo le sue cose per l’indomani, nutro i felini e li coccolo un po’..praticamente la mia Y si traduce nel lavarmi i denti e mettermi la crema sul viso..WoW!]

Ore 22. Stramazzo nel letto, ogni volta speranzosa di dormire 8 ore filate.

Ore 00. Risveglio con pianto per perdita ciuccio [lo giro sul fianco e gli metto il ciuccio]
Ore 1. Risveglio con pianto per perdita ciuccio [lo giro sul fianco e gli metto il ciuccio]
Ore 2.40. Risveglio con pianto per perdita ciuccio [sbuffo, lo giro sul fianco e gli metto il ciuccio]
Ore 4. Risveglio con “Ooh! Oo-oh? Eh-eh. Ooh!”, poi pianto [porca zozza, lo giro sul fianco e gli metto il ciuccio]
Ore 5.30. Risveglio con pianto, ma il ciuccio è in bocca [bestemmio, lo giro sul fianco e gli faccio shhh-shhh. Ride.]
Ore 6. Risveglio con risata. Lo trovo a pancia in giù col ciuccio in bocca che ride al suo coniglietto [mi scappa da ridere, ma mi trattengo, lo giro su un fianco e prego tutte le divinità dell’universo che si addormenti per 45 minuti]
Ore 6.29. Si addormenta.
Ore 6.30. Inizia un’altra giornata.

Se penso che c’è certa gente in giro che sostiene che avere un figlio ti cambia totalmente la vita.
Ma va’! Ma dai?
Figurati.
😯

Welcome back to work!

Ecco, iniziamo bene!
Apro finalmente il blog e non posto nulla per due settimane, braaaaava!!
Uhmm beh, io però l’avevo detto che era un diario incostante.
E poi ho una valida giustificazione:

due settimane fa sono rientrata al lavoro. Argh.

Dopo 7 mesi di lontananza dalle dinamiche lavorative, dove il rispetto di una scadenza coincideva col porgere la tetta o il biberon nell’istante in cui Pimpi apriva le sue fameliche fauci, dove il brainstorming più intenso a cui ho partecipato aveva come oggetto la scelta della tettarella adatta a far passare il latte addensato [vi assicuro, è stata dura, è durato settimane, abbiamo provato chiccoaventmebbytommytippeenukmam numeri 1-2-3-2061 ma alla fine ce l’abbiamo fatta!], dove risolvere un problema solitamente implicava cambiare un pannolino schivando le parabole di pipì di un bimbo che pensa di essere il putto di una fontana, pensavo che sarebbe stata durissima.
Invece, è andata benone!

IL-PRIMO-GIORNO 😯

Il secondo giorno, finito di salutare tutti i colleghi, di far vedere le foto di Pimpi e di farmi raccontare tutti i pettegolezzi dell’open space (che peraltro già conoscevo grazie a Radio Open Space), ho ricominciato lì dove avevo interrotto.

ZOT!

In un attimo sono ripiombata nel mondo delle offerte da preparare, dei clienti da chiamare, delle attività da pianificare e delle scadenze [scadute] da rispettare.
Ero così immersa che mi sono anche dimenticata di avere un figlio, di averlo portato nella pancia per quasi 9 mesi e di averlo messo al mondo.

Finchè non ho ricevuto un messaggio di mia madre [n.b. quasi 70 anni], il seguente:

“Ciao, Pimpi si è addormentato alle 8.47 dopo aver fatto la cacca al profumo di kebab”.

Uh. Già. Ho un figlio! E oltre ad essere adorabile, fa la cacca al profumo di kebab.
Sono proprio fortunata :mrgreen: