La Cabala

Sonno cabala.jpgCome sapete, mio figlio non è un dormiglione. 
No, momento. 

Detta così suona fin troppo leggera. 

Riprovo. 

Come sapete, mio figlio si sveglia dalle 5 alle 15 volte per notte.
Ne ho parlato qui, qui e qui, ma non solo, i suoi risvegli notturni compaiono anche in altri post, a dimostrazione del fatto che la carenza di sonno mi rende noiosa e monotematica.

Sono tante altre le conseguenze di una carenza di sonno prolungata per 17 lunghi mesi, alcune delle quali iniziano a far sentire i loro effetti solo ora.

Una permanente e rognosa irritabilità, l’alone grigiastro ormai tatuato sotto gli occhi, che ha una preoccupante tendenza ad estendersi verso le guance, rendendomi affascinante come la sposa cadavere. Le ginocchia che tremano già al momento del risveglio, il mutismo galoppante in situazioni che richiedono una certa socialità, tra cui, ovviamente, le riunioni di lavoro. La vista appannata, la decadenza fisica, intellettiva e anche un po’ emotiva, dato che l’altra sera ho pianto guardando Shaun the Sheep. Davvero.

Se avete figli e pensate che io esageri avete probabilmente dei figli che dormono, la notte.

Voi, che mettete vostro figlio di 3 mesi a dormire alle 21 e avete intere notti di sonno da godere, fino alle 8 del mattino dopo, e intere giornate da vivere con una certa lucidità mentale.
Voi, che non sapete cosa significhi trascinarsi per mesi (anni!) come zombie con 3 o 4 ore di sonno alle spalle, ovviamente, tengo a precisarlo, non continuative.

Voi, che quando vi dico che mio figlio si sveglia ancora di continuo mi guardate con lo sguardo di chi pensa sia a causa di qualche mio comportamento errato, a causa di qualcosa che faccio e che sicuramente voi non fate perché siete più brave e più furbe.
E se vi dico che si addormenta da solo, nel lettino, al buio e in pochi minuti, che quando si sveglia mi avvicino solo se piange ed è sveglio (lo trovo sempre in piedi), non gli parlo, lo giro su un fianco, gli do il ciuccio, una carezza e me ne vado, sempre al buio, non mi credete e alzate il sopracciglio della sicumera e dite che dovrei farlo piangere ad oltranza come avete fatto voi (e poi parlando con il vostro compagno scopro che “oltranza” per voi è stato 5 minuti la prima notte, ah!).

Voi, che quando vi dico che i risvegli sono fisiologici e che passerà [così promettono pediatri, educatrici e chi c’è passato prima di me – tantissimi, peraltro], mi dite che non non conoscete altri bambini che si risvegliano così spesso.
“Ah no, aspetta, c’era quel bimbo lì, il figlio di quella tizia strana -forse era alcolista- col marito che la picchiava, ecco, sì, il figlio si risvegliava ripetutamente come il tuo. Ma va beh, ovvio che i bimbi dormono male se non sono sereni”.
Ecco, ma grazie.
Così ora, negli intervalli tra un risveglio e l’altro posso restare sveglia a pensare che mio figlio non sia sereno. Ah, la solidarietà.

A Voi, belle, truccate e riposate, che vi beate della vostra bravura di perfette educatrici del sonno di fronte ai miei occhi stanchi e arrossati ed alle mie palpebre cadenti.
A Voi vorrei solo far notare una piccola cosa. Piccolissima.

Non è. Merito. Vostro.
Eh no, Signore mie.

Non è merito del vostro metodo infallibile (che tra l’altro funziona solo con vostro figlio) o della vostra fermezza di polso (come se le altre mamme fossero tutte lobotomizzate e prive di spina dorsale), o dell’infinito amore con cui avvolgete vostro figlio (come se le altre mamme fossero la trasposizione umana della Regina Cattiva).

Non è merito dei libri che mi avete consigliato di leggere e che ho pure letto nel cuore della notte, con un’attenzione e un’interesse per le testimonianze di altre mamme neanche stessero svelando il segreto di Rubik e del suo malefico cubo.

Il fatto è che vostro figlio avrebbe dormito comunque.
Con Tracy Hogg, Carlos Gonzales, Elizabeth Panthley, Brazelton, Sears e addirittura con Estivill (che si è pure rimangiato quello che ha scritto). Avrebbe dormito anche senza alcuno di questi metodi: al buio, alla luce, nel rumore e nel silenzio, cullato in braccio o abbracciato al suo coniglio nel lettino.

Il fatto è che avere dei figli è una Cabala.
E i figli sono come la scatola di cioccolatini di quello stordito di Forrest: non sai mai quello che ti capita.

Lo sanno bene le mamme che pur avendo educato due figli nello stesso identico modo, si sono ritrovate con un figlio che la notte faceva un’intera tirata dopo poche settimane di vita e con l’altro che si risvegliava numerose volte sino ai 2 anni ed oltre.
Lo sanno bene anche le mamme che, come me e Grazia, pur avendo dato alla luce un bambino sensibile, amplificato e iperattivo, hanno provato diversi metodi e gran parte della medicina omeopatica oggi esistente, senza alcun risultato apprezzabile.
Qualche volta, come è successo a noi due, ci è stato confidato dalle nostre mamme di essere state noi stesse delle bambine amplificate (l’ho già detto che è una questione di DNA, no?).

Quindi, ammettetelo una volta per tutte, mamme di bimbi dormienti, per la sanità mentale di tutte le altre mamme che non sono state tanto fortunate.

Non è merito vostro.

Voi avete certamente fatto del vostro meglio, esattamente come ogni mamma fa, ma i vostri figli ce l’hanno scritto nel DNA se sono bimbi da manuale o bimbi fuori dagli schemi, se sono sensibili o adattabili ad ogni piccolo cambiamento, se amano ronfare o stare svegli e sempre all’erta, per non perdere neanche una virgola di mondo.

È semplicemente destino.

E Voi avete avuto, semplicemente: CULO.

[Faccio parte anche io del Comitato Liberazione Mamma, ideato da 50 sfumature di mamma per  raccontare, nei 30 giorni prima della festa della mamma, anche di quanto possa essere difficile ed inaspettatamente complicato essere madri.]

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Imprinting di ritorno

Alla fine l’ho fatto davvero: ho richiesto un periodo di congedo parentale facoltativo per 2 mesi, ho aggiunto un po’ di ferie e io e Pimpi ci siamo trasferiti in Sardegna, dove rimarremo sino a fine agosto.
La famigliola si è divisa, perchè Papà (con i Feroci Felini e Rinco) resterà a Milano quasi tutto il tempo, raggiungendoci quando possibile, lavoro e costo dei biglietti aerei e navali permettendo.

Dunque eccoci qui, nel posto in cui sono cresciuta, tra la gente che mi conosce da sempre a cui voglio un bene radicato nel profondo del cuore, di fronte al mio adorato mare, custode di tutti i sogni di bambina e di adolescente, tra le piante del giardino piantate da me ormai 25 [ 😯 ] anni fa.

Non facevo due mesi e mezzo di mare dai tempi della scuola, che ha dato a tutti noi ragazzi l’indelebile imprinting delle vacanze lunghe da giugno a settembre, ed ero piuttosto emozionata all’idea di tornare indietro nel tempo in cui le estati erano lunghissime e intense, fatte di giornate di sole, mare, nuotate e chiaccherate con gli amici della “Compagnia”, seguite da serate e notti a bere, ballare, fare faló in spiaggia, aspettare l’alba e poi rincasare, fare una doccia e tornare giú in spiaggia a dormire.

Con questi ricordi nella testa e con lo spirito da imprinting di ritorno, immaginavo di tornare d’un tratto adolescente e di godermi di nuovo una delle lunghe estati di un tempo.

Sì, vabbè, lo so che ora c’è Pimpi, che i ritmi ormai sono dettati dalle sue sacrosante ed ineluttabili necessità, ma mi illudevo di riuscire a fare tutto, almeno la metà, un terzo, un quarto UNA cosa di quelle che facevo un tempo.

E invece.

Siamo qui da 8 giorni, fa talmente caldo che mi sudano via anche i pensieri, eppure, nonostante io vada al mare tutti i giorni, non ho ancora fatto un bagno*.

Come gli anziani, arrivo in spiaggia alle 7 e me ne vado prima delle 9.
Nel mentre cerco di impedire che delle piccole manine ciaciotte portino in bocca chili di sabbia e fi convincere dei piccoli piedini altrettanto paffuti che l’acqua del mare non è fredda [a quell’ora infatti è gelida], ma senza il minimo successo.
Siamo soli io e lui, quindi se lui non fa il bagno, non lo riesco a fare neanche io.

Dunque mi sciolgo al sole mentre lui occupa tutta l’ombra disponibile, finchè non si lamenta vigorosamente facendo i suoi soliti colpetti di tosse da finto tisico, così si torna a casa, 750 m in salita, ovviamente carica come un cammello afghano e con almeno 2 lustri di sonno arretrato. Devo essere masochista inside.

Sono sicura di avere visto qualche volta dei bimbi dell’età di Pimpi beatamente addormentati all’ombra in spiaggia, mentre il miracolato genitore leggeva serenamente un libro.

Ora sono quasi certa che fossero dei cartonati.

*Mandatemi pure a cag Insultatemi pure, voialtri che state patendo il caldo di città e che il mare lo vedrete per 2 settimane ad agosto.
In fondo, avete ragione.

Qualcosa è cambiato

Giugno!
Inizia la stagione dei concerti.

E’ uno dei momenti dell’anno che ho
sempre amato e aspettato con trepidazione, programmando l’acquisto dei biglietti mesi prima, contattando amici vicini e lontani per rimpatriate musicali e consumando giorni di ferie per partecipare ai festival o ai concerti all’estero. Ogni anno, pur di partecipare aggggratis ad un evento musicale torinese (Spaziale Festival) organizzavo con le mie amiche di perline bancarelle serali in cui vendevo bruttarelle collanine artigianali fatte solitamente tra mezzanotte e le due [quando ancora non si era operata la mia metamorfosi in dea Kalì :D].

Quest’anno la stagione dei concerti si aprirà e si chiuderà senza la mia presenza.
Niente festival in giro per l’Italia o l’Europa e niente nottate sveglie a fare minuscoli nodini e ad infilare perline.
Niente voli Low Cost e ostelli con materassi e cuscini di cartone.
Niente balli forsennati sotto l’ascella sudata e odorosa del solito vicino puzzone più alto di me [easy to happen – sono alta 1 metro e 1 po’ di immaginazione].
Niente birra calda in bicchieri di plastica e panino unto sotto il palco.
Niente canzoni urlate squittendo e stonando in coro con sconosciuti che, a seconda della canzone, tentano di abbracciarti o di ucciderti pogandoti addosso.
Niente post concerto con post sbornia.

Saró assente giustificata dall’esistenza di un adorabile fardello insonne ed impegnativo, dall’assenza di una baby sitter (che ci ha mollato di punto in bianco dopo mesi di selezioni serratissime), da un papà manager impegnatissimo, da una nonna reinventatasi baby sitter in trasferta nonostante l’età e il mal di schiena.
Ma soprattutto, ciò che mi tiene lontana dalle notti folli è un costante malessere da jetlag causato dai continui risvegli notturni ed un corpo che mi manda segnali inequivocabili di esaurimento fisico [e anche quello nervoso è alle porte..].
Penso seriamente che potrei addormentarmi in piedi e sotto l’ascella del primo Yeti di passaggio. Non sarebbe un bel ricordo.

Così l’altra notte, invece di contare le pecorelle per riaddormentarmi dopo uno dei millemila risvegli di Pimpi, ho contato a quanti concerti un tempo per me irrinunciabili avrei rinunciato quest’anno.

E ho scoperto che qualcosa è cambiato.

Quello che è cambiato però non è semplicemente il fatto di avere avuto un figlio.
Quello che è cambiato è l’intero punto di vista da cui osservo ora il mondo.

Mentirei se dicessi che non muoio di invidia ogni volta che il mio amico Lord of the Wind o la mia amica Forever Trendy presenziano ai concerti di gruppi che adoro. Muoio di invidia, eccome. Ma passa in fretta. Comunque vi odio maledetti.

Mi piacerebbe riavere la vita movimentata, caotica e interessante che avevo prima, ma solo per un paio di giorni.
Perchè quella movimentata, caotica ed interessante che vivo ora mi calza come un guanto e non tornerei più indietro.
Quando Pimpi sarà un po’ meno dipendente da me [e io da lui], ci saranno altre stagioni di concerti, che ci potremo godere di più e meglio, magari anche insieme.

C’è un tempo per ogni cosa. 😀

Comunque, giusto perchè sia tramandato ai posteri la dimensione del mio sacrificio, di quanto è grande l’amore di una madre per suo figlio [e di quanta stanchezza possa accumulare la suddetta madre], ecco l’elenco di alcuni concerti che mi sto perdendo e che voi bastardi vi potrete godere alla facciazza mia:

Coldplay (24 maggio, PalaOlimpico, Torino)
Portishead (26 giugno, Castello Scaligero, Villafranca di Verona)
Mumford and Sons (2 luglio, Teatro Romano, Verona)
Heineken Jamming Festival (5-6-7 luglio, per la prima volta a Milano (The Cure, Gorllaz, RHCP, Prodigy) )
Garbage (12 luglio, Castello Sforzesco, Vigevano)
B.B.King (12 luglio, Arena Civica, Milano)
Ben Harper (18 luglio, Castello Sforzesco, Vigevano)
Alanis Morrisette (18 luglio, Arena Civica, Milano)
Iggy And The Stooges (27 luglio, Castello Scaligero, Villafranca di Verona)
Ludovico Einaudi e Paolo Fresu (27 luglio, Auditorium Lingotto G. Agnelli, Torino)
Subsonica (7 settembre, Legnano)
Leonard Cohen (24 Settembre, Arena, Verona)

* La foto l’ha fatta papà al concerto dei Pearl Jam in Hyde Park (Hard Rpck Calling 2010, London), io stavo squittendo da qualche parte sotto il palco 😀

Sleepless nights

Sono ormai 3 mesi che Pimpi si sveglia almeno 3 volte per notte.
Quando va bene.
Quando va male, cioè 5 notti su 7, almeno 7 volte con punte di 17.
NO JOKE.

Finchè non dovevo andare a lavorare e interagire con clienti e colleghi tutto sommato me la cavavo, dormivo un paio d’ore [ovviamente non continuative] di giorno e quando mio marito si offriva [anche spesso, Santo Subito] addirittura qualche notte quasi intera.
Non che fosse facile, ma andavo avanti.

Ora è un INFERNO.
Di notte non dormo, di giorno cerco di rimanere connessa col mondo e con me stessa finchè sono in ufficio, poi peró scatta un meccanismo di difesa e vado in saving energy.
A casa faccio la maggiorparte delle cose in automatico e quando mi fermo rischio di addormentarmi in piedi…e mi distraggo.

E cosí, in un momento di distrazione, Pimpi è volato giù dal letto. Due volte. 😦

La prima volta c’era anche mia madre, è caduto al rallenting e ha pianto un pochino, la seconda ero da sola ed è caduto rovinosamente, piangendo disperato.
Per fortuna non è si è fatto nulla e dopo 5 minuti si è fatto le sue solite sghignazzate, peró a me per poco non veniva un coccolone e mi sento ancora di mer da schifo.
E se si fosse fatto male?
La pediatra ha detto, as usual, che è normale, che i bambini cadono e che sono di gomma.

“..comunque stanotte mentre dorme gli dia un pizzicotto e veda se si sveglia”

” 😯 …e se non si sveglia??”

“Vedrà che si sveglia, non stia lì a preoccuparsi”

“…”

Immaginate che bella nottata senza preoccupazioni e senza alcunissimo senso di colpa che ho passato!

E a voi è mai successo? Come vi siete sentite?
Io sono un filino presa male.

E poi, come si fa a soppravvivere senza dormire?

Song: Sleepless nights (Eddie Vedder)

Just milk, please

L’altra mattina mentre andavo in ufficio pioveva. Il diluvio universale: pioggia torrenziale, che scendeva anche di traverso. 7.50 di un mattino assonnato e pure un po’ depre conseguenza dell’ennesima notte di risvegli del fagotto.
Continui risvegli. Ripetuti e continui risvegli. Ripetuti, continui e, stando alla pediatra, normali risvegli.
Signora, non si preoccupi, è normale“. Lo ripete come un disco rotto ad ogni mia domanda.
“Pimpi è sempre incatarrato come un vecchio fumatore di pipa”
Signora, non si preoccupi, è normale
“Non fa la cacca per tre giorni e quando finalmente riesce, è un culurgiones
Signora, non si preoccupi, è normale
“Vomita come l’esorcista”
Signora, non si preoccupi, è normale
“Si sveglia ogni 45 min di notte urlando come se lo stessero scuoiando vivo”
Signora..[vacilla]..non si preoccupi..è..normale
Seeee!!! Ma chi ci crede!
Lo dice solo per non avermi sulla coscienza, ma si vede lontano un miglio che in realtà pensa: “POVERACCIA E ORA COME GLIELO DICO CHE HA VINTO IL JOLLY DEL BIMBO INSONNE????”
Ciononostante mi rifila [fintamente] speranzosa dei prodotti omeopatici diversi ogni volta che vado, nessuno dei quali ha mai funzionato 😦

Comunque, dicevo che camminavo sotto il diluvio universale vicino al mio ufficio, non una persona in giro, quando scorgo tra i fumi della pioggia un ragazzo enorme, cicciotto e pelato parente stretto di Shrek ma non verde, completamente fradicio, con una piantina in mano, fradicia anch’essa. Mi si avvicina ciondolante e mi chiede:

“Do you speak english?”
[Oh no, ora mi tocca fare il vigile urbano in inglese, che già mi viene male in italiano, cazzo.]
“Uhm. Yes.”
Mi porge la cartina e farfuglia qualcosa di incomprensibile. Noto che ha delle gocce di pioggia che colano dalle ciglia, da quanto è bagnato, e scatta subito l’istinto materno, quindi gli offro riparo sotto il mio micro ombrello, così iniziamo a bagnarci entrambi.

“Uhm. Are you lost?”
“YES! YES! Please can you help me?”
Cerco di capire dove deve andare, ma la piantina è totalmente illeggibile. Toglie dall’enorme mano da troll un altro foglio, che da asciutto diventa bagnato ed illeggibile in soli 20 secondi. [ma di che cacchio di carta son fatti ‘sti fogli? Carta velina??]
Prima che il foglio si disintegri del tutto riesco a leggere il numero di telefono della persona da cui deve andare.

“Did you call this number?”
“I tried, but..”
E di fronte ai miei occhi cerca di ridigitare il numero sul suo iphone, ma è un compito impossibile per le sue dita ciccione e bagnate. Provo io. Nulla, il telefono è oleosissimo [cerco di non chiedermi il perchè..]. Tiro fuori il mio telefono e provo a fare il numero, ma suona laconico a vuoto.

Presa dalla sindrome della buona samaritana lo invito a trovare riparo nel mio ufficio…quando mi accorgo che ha un gigantesco trolley (il trolley del troll..ahahah) ed uno scatolone (ovviamente, fradicio, chettelodicoafare) dall’aspetto pesanterrimo.
Vabbè, trascino il trolley con una mano, tengo l’ombrello con l’altra cercando di ripararlo e lui si carica lo scatolone. Ci dirigiamo verso l’ufficio e si presenta: “I’m Mua-a-ri-o Puo-oz-zi from Switzerland”, dice con la stessa voce metallica della segreteria automatica di Stazione Centrale. “Nice to meet you, Mua-a-ri-o”.
Entro nel prefabbricato open space meglio noto come “scatola di scarpe” seguita dal mio nuovo amico e sotto lo sguardo incuriosito dei colleghi [chi cazz’è questo qua?] gli offro qualcosa alla macchinetta del caffè.

“Do you like italian coffee, Mario?”
“Yes, italian coffee is great!!”
Si avvicina alla macchinetta, sta per scegliere un [italianissimo] caffè al gingseng, quando gli si illuminano gli occhi e mi chiede:

“Ohh, may..may I have just milk, please?”
[JUST-MILK! Quello della macchinetta! Un concentrato chimico privo di latte!…Contento tu, Mua-a-ri-o Puo-oz-zi from Switzerland]
Tutto gongolante tracanna il suo solo-latte e mi segue, con due bei baffi di schiuma di latte sopra le labbra, fino alla scrivania.

Mentre io chiamo chiunque degli uffici vicini a quello del suo ospite, per trovare qualcuno che lo adotti, nonostante l’abbondanza di sedie lui e i suoi baffi schiumosi di latte si accucciano sul suo trolley bagnato e aspettano fiduciosi, a 15 cm di distanza dalle mie spalle.

Mi ricorda un cucciolo dei cercafamiglia (ve li ricordate? questi qui).
Sto per adottarlo, quando un uomo-tricheco compare dal nulla e se lo porta via, non prima di avermi baciato la mano in segno di ringraziamento. [ma da dove è spuntato?? chi l’ha chiamato?? 😯 ]

L’amico troll mi guarda riconoscente e mi saluta con un sorrisone bonario, dicendo sottovoce “Ba-a-u!!”.

Run, Baby, Run

Sono sempre stata una tipa multitasking, o almeno ho sempre pensato di esserlo.. ma gestire un lavoro & una casa & un figlio & (se capita) una vita personale mi fa annaspare. Anf & Pant.

Non so se ce la posso fare 😯

La giornata inizia ormai sempre in salita dopo una notte tempestata di continui risvegli del fagotto e di sonni ripetutamente infranti della sottoscritta.

ore 6.45. Mi alzo sgattaiolando in bagno quatta quatta per non svegliare Pimpi, inciampo in uno dei due felini regolarmente mimetizzati ai bordi del corridoio [stanno tentando di uccidermi da quando è nato Colui che li ha spodestati dal centro dell’attenzione], sbattendo altrettanto regolarmente allo spigolo della porta con il mignolo destro [soffro in silenzio], pipì-doccia-denti quasi in simultanea, poi preparo il latte mentre mi vesto, con l’altra mano metto il cibo ai feroci felini, con l’altra mano gli metto l’acqua fresca nella ciotola [ma che cazzo ci fa Rinco nell’acqua a faccia sotto? Oddio, l’hanno affogato!], con l’altra mano mangio qualsiasi cosa dolce o salata che si possa prendere dall’armadio senza fare rumore [prima o poi mi ciuccerò una bustina di umido dei mici], con l’altra mano preparo la borsa..ah..sono già arrivata a 5 mani?
Uhmm…forse mi sto geneticamente modificando nella Dea Kalì.
O in Wonder Woman, data la velocità con cui cerco di fare tutto [peraltro senza riuscirci].

Ore 7.15. “…nghea!” [No, non è un errore di battitura, mio figlio fa “nghea”, pronunciato come gli americano dicono “Yeah”…ci fa tanto ridere!]
Oh, no, cazzo, si è già svegliato! Sono ancora in mutande!
Ok, no panic, lo lascio lì cinq minut che mi infil velocement i pant..”ngheeeea!!!”
Niente, non c’è tempo, la piccola belva ha fame. Sto in mutande.
Lo tiro su, bacini bacetti e poi via sul fasciatoio…cambio veloce di pannolino, ciucciatina di tubetto Fissan, bavaglino [ma dove diamine sono i bavaglini quando li cerchi?? Malaittu su dimoniu che mi nasconde le cose] e finalmente colazione a letto con biberon di lattuccio caldo.

Ore 7.30. Momento di pausa. Pimpi è tra le mie braccia serafico che ciuccia. Mi rilasso.
“Ciucc-Ciucc-Ciucc… Ciucc-Ciucc.. Ciucc. Sput!”
“Eh!? Già finito!? Ma erano 290 ml!”
“Eh-eh” conferma fiera l’idrovora sangue del mio sangue.
” 😯 ”
“BURP!”, conclude.

Ore 7.45. Ok, prossimo task: addormentamento. Ho a disposizione ben 15 minuti per farlo dormire. Sarebbe più realistico sperare di salvare il mondo dal riscaldamento globale facendogli ombra con un tendone. Ci provo, perchè sono ottimista (e anche un po’ scema).
“Pimpilino di mamma, ora facciamo la ninna”
“Eh-eh”
“Ora ti metto nel lettino e tu fai tanta ninna. Pciù.”
“Ah-Ah!”
“No, non è ora di ridere, è l’ora della ninna. Pciù, Pciù”.
“AH-AH-AH! PRRRR! BRRRIIII! UMPF UMPF BRIIIII!!”.
Proseguiamo così qualche minuto, io ad implorare e lui a sghignazzare e ridere [di me, sospetto].

Ore 8.05. La maggiorparte delle volte a quest’ora io sono già stravolta e ho bisogno di un’altra doccia. Lui, non so neanche io come sia possibile, dorme. Forse si stanca a ridere, forse inizia la digestione. O forse gli faccio pena.
Sulle restanti volte stenderei un velo pietoso.

Ore 8.06. Già in ritardo, infilo i pantaloni ed esco di casa, cerco di uscire dal parcheggio creativo [vivo a Milano] in cui mi sono infilata la sera prima e mi dirigo in ufficio. Accendo la radio. Mi rilasso. Alla guida. Io. Se me l’avessero detto 1 anno fa non ci avrei creduto.

Ore 8.30. Inizia la mia giornata lavorativa. Di mestiere faccio ufficialmente la “sbrogliamatasse”. Usufruisco delle ore di allattamento, quindi dovrei stare in ufficio 6 ore (senza pausa pranzo), ma siccome sono scema, sono più le volte in cui mi fermo di più a smatassare (e le ore in più non sono pagate) che quelle in cui torno a casa presto [si, sono proprio scema].

Ore 15.50. Entro in casa, pranzo ingollando pietanze fredde e scotte con Pimpi attaccato come una cozza agli scogli. Qualche volta bevo.

Ore 16. Milk Time. Fasciatoio veloce, ciucciatina di paperella di gomma, poi latte. Non mi rilasso perchè Pimpi vuole giocare, ridere, scherzare, ciucciarsi i piedi e seviziare i suoi giochi mentre beve il latte. Lottiamo finchè decide di avere mangiato a sufficienza. Propongo la frutta che mi viene sputata in faccia.

Ore 16.35. Infilo Pimpi nel marsupio e lo porto a fare un giro [è primavera!]. Ormai non si addormenta più mentre siamo fuori, quindi se mi fermo si lamenta, così cammino per 1 ora, finchè le spalle non si staccano dal corpo. Torno a casa stanca e sudata, rimpiangendo l’inverno.

Ore 18. Lo metto a ninna, non senza piangiutine e ribellioni. Faccio il brodo, passo le verdure e metto tutto via. Preparo la cena per noi. Attacco la lavatrice. Scarico la lavastoviglie. Pulisco il cessetto dei mici. Ritiro la biancheria stesa. Pulisco il bagno. Preparo la vasca per il suo bagnetto. Tutto in punta di piedi, per non svegliare il bimbo con l’udito più fine dell’universo.

Ore 19. “Ngheeeea!!!!!”. Bacini bacetti via al fasciatoio, lotta per spogliarlo. Lo infilo nella vasca e inizia a pedalare dalla felicità, ciuccia, morde e limona tutto ciò che trova, compresa la spugna, che si strizza in bocca bevendo l’acqua insaponata. Gli va di traverso mentre ride. Mi viene un infarto. Sopravvive allegro. Asciugatura-Massaggio-Messainpiega-Coccole-Maledettafisiologica.

Ore 19.30. Dinner Time. Brodo-verdura-formaggio-olio-frullotutto-medicina-3bavaglini. Aaaahm!! Mangia quasi tutto, verso la fine però devo sempre deliziarlo cantando il Barbiere di Siviglia, altrimenti non finisce di mangiare. Gli do qualcosa da ciucciare mentre mangiamo noi. Ultimamente come primo piatto va alla grande il passato di verdura [chissà perchè..]!

Ore 21.30. Lo mettiamo a ninna. Qui dovrebbe finalmente arrivare la Y di Tracy Hogg, cioè il time for Yourself. [cioè lavo i piatti, preparo le sue cose per l’indomani, nutro i felini e li coccolo un po’..praticamente la mia Y si traduce nel lavarmi i denti e mettermi la crema sul viso..WoW!]

Ore 22. Stramazzo nel letto, ogni volta speranzosa di dormire 8 ore filate.

Ore 00. Risveglio con pianto per perdita ciuccio [lo giro sul fianco e gli metto il ciuccio]
Ore 1. Risveglio con pianto per perdita ciuccio [lo giro sul fianco e gli metto il ciuccio]
Ore 2.40. Risveglio con pianto per perdita ciuccio [sbuffo, lo giro sul fianco e gli metto il ciuccio]
Ore 4. Risveglio con “Ooh! Oo-oh? Eh-eh. Ooh!”, poi pianto [porca zozza, lo giro sul fianco e gli metto il ciuccio]
Ore 5.30. Risveglio con pianto, ma il ciuccio è in bocca [bestemmio, lo giro sul fianco e gli faccio shhh-shhh. Ride.]
Ore 6. Risveglio con risata. Lo trovo a pancia in giù col ciuccio in bocca che ride al suo coniglietto [mi scappa da ridere, ma mi trattengo, lo giro su un fianco e prego tutte le divinità dell’universo che si addormenti per 45 minuti]
Ore 6.29. Si addormenta.
Ore 6.30. Inizia un’altra giornata.

Se penso che c’è certa gente in giro che sostiene che avere un figlio ti cambia totalmente la vita.
Ma va’! Ma dai?
Figurati.
😯