Tulli Tulli Tullipan

Oggi sulla scrivania ho trovato questi:

Sono senza parole, sono stupendi! ūüė≥

Indovinate chi me li ha lasciati…ecco un indizio:

:mrgreen:

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Just milk, please

L’altra mattina mentre andavo in ufficio pioveva. Il diluvio universale: pioggia torrenziale, che scendeva anche di traverso. 7.50 di un mattino assonnato e pure un po’ depre conseguenza dell’ennesima notte di risvegli del fagotto.
Continui risvegli. Ripetuti e continui risvegli. Ripetuti, continui e, stando alla pediatra, normali risvegli.
Signora, non si preoccupi, √® normale“. Lo ripete come un disco rotto ad ogni mia domanda.
“Pimpi √® sempre incatarrato come un vecchio fumatore di pipa”
Signora, non si preoccupi, è normale
“Non fa la cacca per tre giorni e quando finalmente riesce, √® un culurgiones
Signora, non si preoccupi, è normale
“Vomita come l’esorcista”
Signora, non si preoccupi, è normale
“Si sveglia ogni 45 min di notte urlando come se lo stessero scuoiando vivo”
Signora..[vacilla]..non si preoccupi..è..normale
Seeee!!! Ma chi ci crede!
Lo dice solo per non avermi sulla coscienza, ma si vede lontano un miglio che in realt√† pensa: “POVERACCIA E ORA COME GLIELO DICO CHE HA VINTO IL JOLLY DEL BIMBO INSONNE????”
Ciononostante mi rifila [fintamente] speranzosa dei prodotti omeopatici diversi ogni volta che vado, nessuno dei quali ha mai funzionato ūüė¶

Comunque, dicevo che camminavo sotto il diluvio universale vicino al mio ufficio, non una persona in giro, quando scorgo tra i fumi della pioggia un ragazzo enorme, cicciotto e pelato parente stretto di Shrek ma non verde, completamente fradicio, con una piantina in mano, fradicia anch’essa. Mi si avvicina ciondolante e mi chiede:

“Do you speak english?”
[Oh no, ora mi tocca fare il vigile urbano in inglese, che già mi viene male in italiano, cazzo.]
“Uhm. Yes.”
Mi porge la cartina e farfuglia qualcosa di incomprensibile. Noto che ha delle gocce di pioggia che colano dalle ciglia, da quanto √® bagnato, e scatta subito l’istinto materno, quindi gli offro riparo sotto il mio micro ombrello, cos√¨ iniziamo a bagnarci entrambi.

“Uhm. Are you lost?”
“YES! YES! Please can you help me?”
Cerco di capire dove deve andare, ma la piantina √® totalmente illeggibile. Toglie dall’enorme mano da troll un altro foglio, che da asciutto diventa bagnato ed illeggibile in soli 20 secondi. [ma di che cacchio di carta son fatti ‘sti fogli? Carta velina??]
Prima che il foglio si disintegri del tutto riesco a leggere il numero di telefono della persona da cui deve andare.

“Did you call this number?”
“I tried, but..”
E di fronte ai miei occhi cerca di ridigitare il numero sul suo iphone, ma è un compito impossibile per le sue dita ciccione e bagnate. Provo io. Nulla, il telefono è oleosissimo [cerco di non chiedermi il perchè..]. Tiro fuori il mio telefono e provo a fare il numero, ma suona laconico a vuoto.

Presa dalla sindrome della buona samaritana lo invito a trovare riparo nel mio ufficio…quando mi accorgo che ha un gigantesco trolley (il trolley del troll..ahahah) ed uno scatolone (ovviamente, fradicio, chettelodicoafare) dall’aspetto pesanterrimo.
Vabb√®, trascino il trolley con una mano, tengo l’ombrello con l’altra cercando di ripararlo e lui si carica lo scatolone. Ci dirigiamo verso l’ufficio e si presenta: “I’m Mua-a-ri-o Puo-oz-zi from Switzerland”, dice con la stessa voce metallica della segreteria automatica di Stazione Centrale. “Nice to meet you, Mua-a-ri-o”.
Entro nel prefabbricato open space meglio noto come “scatola di scarpe” seguita dal mio nuovo amico e sotto lo sguardo incuriosito dei colleghi [chi cazz’√® questo qua?] gli offro qualcosa alla macchinetta del caff√®.

“Do you like italian coffee, Mario?”
“Yes, italian coffee is great!!”
Si avvicina alla macchinetta, sta per scegliere un [italianissimo] caffè al gingseng, quando gli si illuminano gli occhi e mi chiede:

“Ohh, may..may I have just milk, please?”
[JUST-MILK! Quello della macchinetta! Un concentrato chimico privo di latte!…Contento tu, Mua-a-ri-o Puo-oz-zi from Switzerland]
Tutto gongolante tracanna il suo solo-latte e mi segue, con due bei baffi di schiuma di latte sopra le labbra, fino alla scrivania.

Mentre io chiamo chiunque degli uffici vicini a quello del suo ospite, per trovare qualcuno che lo adotti, nonostante l’abbondanza di sedie lui e i suoi baffi schiumosi di latte si accucciano sul suo trolley bagnato e aspettano fiduciosi, a 15 cm di distanza dalle mie spalle.

Mi ricorda un cucciolo dei cercafamiglia (ve li ricordate? questi qui).
Sto per adottarlo, quando un uomo-tricheco compare dal nulla e se lo porta via, non prima di avermi baciato la mano in segno di ringraziamento. [ma da dove √® spuntato?? chi l’ha chiamato?? ūüėĮ ]

L’amico troll mi guarda riconoscente e mi saluta con un sorrisone bonario, dicendo sottovoce “Ba-a-u!!”.